L’annuncio degli Stati Uniti di essere riusciti a produrre una reazione di fusione nucleare che genera più energia di quella necessaria per innescarla, sta scuotendo il mondo in un periodo soprattutto in cui l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la conseguente guerra ha dimostrato l’importanza delle fonti energetiche alternative a quelle tradizionali. La notizia made in Usa arriva a dieci mesi di un altro annuncio che era stato considerato straordinario: ovvero la produzione di energia pari a 59 megajoule per cinque secondi da parte del reattore sperimentale europeo Jet (Joint European Torus), in Gran Bretagna. La prima stella artificiale quindi, anche se brevemente, si è accesa dieci mesi fa. Un risultato considerato straordinario perché riuscire a mantenere la fusione per cinque secondi potrebbe significare poterla mantenere per tempi più lunghi: “Per cinque minuti e poi per cinque ore”, aveva dichiarato Tony Donnè, responsabile del programma europeo sulla fusione nucleare Eurofusion, del quale fa parte anche il reattore Jet.

L’energia ottenuta da Jet nel febbraio 2022 è stata doppia rispetto a quella che era stata ottenuta dallo stesso reattore 25 anni prima. Da allora quella macchina pionieristica è stata modificata in modo da renderla più simile al reattore sperimentale Iter, frutto di un gigantesco sforzo internazionale e in via di costruzione nel Sud della Francia, a Cadarache. Per questo la piccola stella accesa con Jet può essere considerata una sorta di prova generale di quanto potrà accadere con Iter. Per esempio, fra il 2009 e il 2011 il vecchio rivestimento in carbonio della ‘ciambella’ nella quale deve scorrere il plasma era stato sostituito con lo stesso materiale utilizzato in Iter, ossia una miscela di berillio e tungsteno molto resistente alle altissime temperature che vengono raggiunte dal plasma.

Foto dal profilo Facebook del Joint European Torus

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Luna, rientrata la capsula Orion: il momento dell’ammaraggio nell’Oceano Pacifico – Video

next
Articolo Successivo

Esiste la proteina dello stress? Lo studio dei ricercatori italiani dell’Istituto superiore di Sanità

next