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Le ombre sugli appalti per la ricostruzione in Siria: metà delle aziende sotto accusa per reati

Le ombre sugli appalti per la ricostruzione in Siria: metà delle aziende sotto accusa per reati
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Un rapporto del Syrian Legal Development Program (Slpd) getta un’ombra inquietante sul sistema, facilitato dalle Nazioni Unite, di assegnazione degli appalti per la ricostruzione in Siria.

Utilizzando il data-base dell’Observatory on Political and Economic Network e basandosi sulle pubblicazioni della Gazzetta ufficiale siriana e su fonti open-source, l’Sldp ha indagato sulle 100 principali aziende pubbliche e private che, nel periodo dal 2019 al 2020, hanno ottenuto il 94 per cento degli appalti per la ricostruzione in Siria.

Le principali preoccupazioni emerse dal rapporto dell’Sldp riguardano la mancanza di trasparenza dei contratti, la corruzione, l’assenza di protezione per lo staff coinvolto nei progetti, l’assegnazione di appalti per un valore complessivo di 68 milioni di dollari a soggetti sottoposti a sanzioni e, soprattutto, il vantaggio conseguito da chi ha commesso violazioni dei diritti umani.

In sintesi, quasi il 47 per cento degli appalti, nel periodo oggetto della ricerca, è andato a singoli o a imprese a rischio.

Un esempio è quello della Saker al-Sahraa (“Falco del deserto”), che ha vinto appalti per un milione di dollari. Comproprietario dell’azienda è Fadi Saqr, che ha stretti legami col presidente siriano Bashar al-Assad ed è il capo della milizia denominata “Forze nazionali di difesa”, che nel 2013 ha commesso il massacro di Tadamon, un quartiere di Damasco, in cui furono uccisi 41 civili.

Il rapporto si conclude con una ventina di raccomandazioni alle Nazioni Unite e agli Stati donatori per evitare che chi ha avuto un ruolo nella distruzione della Siria tragga vantaggio dal finanziamento della ricostruzione.

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