Oltre 300 milioni di dollari a partiti politici, dirigenti e politici stranieri di oltre una ventina di Paesi per esercitare forme di influenza. Lo ha fatto la Russia, secondo quanto riferito dagli Stati Uniti, a partire dall’occupazione della Crimea nel 2014. E non sarebbero che “cifre minime” rispetto a quelle che probabilmente Mosca ha speso in questa attività, A rivelarlo, martedì sera, è stato un alto funzionario dell’amministrazione Biden in una conference call, mentre Washington rendeva noto un cable – un telegramma diplomatico – inviato dal segretario di Stato Antony Blinken a numerose ambasciate e consolati Usa all’estero, molti dei quali in Europa, Africa e Asia del sud, manifestando le preoccupazioni americane. Il cable, contrassegnato come “sensibile” ma non classificato, contiene una serie di ‘talking point’ che i diplomatici Usa dovranno sollevare con i governi che li ospitano in merito alla supposta interferenza russa. Si tratta di informazioni declassificate di un report dell’intelligence Usa, sulla scia di quanto già fatto dalla Casa Bianca per anticipare e smascherare le mosse del Cremlino in Ucraina. Informazioni che sono state condivise con i governi dei Paesi alleati coinvolti. L’informativa non indica specifici ‘target’ russi e comunque non è la prima volta che l’intelligence Usa denuncia una campagna di influenza a suon di finanziamenti sui partiti nazionalisti, anti-europei e di estrema destra che rappresentano circa il 20% del Parlamento europeo. L’ambasciata russa a Roma, interpellata dall’Adnkronos, ha risposto in maniera lapidaria: “Siccome queste informazioni vengono diffuse dalle fonti americane, le devono commentare gli americani”.

E dagli Stati Uniti, in giornata, è giunta una conferma al dossier circolato: “L’influenza politica coperta russa pone una sfida importante agli Stati Uniti e ad altre democrazie nel mondo. Abbiamo lavorato per renderla pubblica dopo averla scoperta”, ha spiegato un portavoce del Dipartimento di Stato Usa sottolineando che “dobbiamo lavorare e continueremo a farlo con i nostri alleati e partner nel mondo per rivelare gli sforzi di influenza maligna russa e aiutare altri Paesi a difendersi contro questa attività”. Da Washington hanno specificato che “non entreremo nello specifico” delle informazioni di intelligence, ma “siamo stati chiari in merito alla nostra preoccupazione sull’attività della Russia” per “influenzare il processo democratico in vari Paesi nel mondo, compreso il nostro”. La “nostra preoccupazione – ha detto ancora il portavoce – a questo proposito non riguarda alcun Paese in particolare ma è di natura globale, mentre continuiamo a fronteggiare le sfide contro le società democratiche”.

La mossa ha seminato il panico soprattutto in Europa alla vigilia delle elezioni italiane, dove parte del dibattito politico verte su sanzioni occidentali e postura verso Vladimir Putin. Mentre arriva la richiesta di fare chiarezza da più fronti, il presidente del Copasir Adolfo Urso ha fatto sapere che per ora non risultano formazioni italiane nell’elenco: “Mi sono confrontato con l’Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica Franco Gabrielli e al momento non esistono notizie che ci sia l’Italia” tra i Paesi coinvolti, ha detto ad Agorà su Rai 3. “Io qui a Washington – ha proseguito il senatore, che si trova negli Usa – avrò altri incontri, tra l’altro con il presidente della Commissione intelligence del Senato ed ai miei interlocutori chiederò notizie in merito”. Peraltro, ha aggiunto, “è evidente che l’ingerenza straniera esiste e che Russia e Cina tentano di delegittimare in vari modi le nostre democrazie e noi dovremo contrastarle”. “Ho concordato con Gabrielli – ha infine informato – di fare comunque una riunione con il Copasir, penso per venerdì e vedremo se ci saranno ulteriori notizie”.

L’intervento del Copasir era stato richiesto dalla maggior parte delle forze politiche. Enrico Letta, segretario del Pd, aveva espresso la necessità di un chiarimento: “Gli italiani prima di andare al voto sappiano se partiti politici di questo Paese siano stati finanziati da una potenza, la Russia, che oggi è contro l’Europa, ha invaso l’Europa. È fondamentale che l’opinione pubblica sappia se ci sono partiti politici che hanno preso posizioni di sostegno alla Russia perché sono stati pagati dalla Russia stessa in tutta questa operazione”. E poi il M5s in una nota: “Non possiamo non esprimere una certa preoccupazione per il fatto che la parte finale della campagna elettorale possa essere inquinata da fattori esterni. Ci auguriamo che nessuno pieghi una questione di sicurezza nazionale a biechi interessi politici”. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha commentato: “Sono tutte verificabili le nostre forme di finanziamento. Sono certa che Fratelli d’Italia non prende soldi da stranieri”.

Le sue parole erano state anticipate poco prima dal co-fondatore di partito Guido Crosetto: “La cosa non mi stupisce perché c’era una tradizione antica da parte loro. Però vorrei sapere i nomi, se esistono, di eventuali beneficiati italiani. Perché è alto tradimento”. Il leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto nomi e cognomi: “Gli unici che hanno preso soldi in passato dalla Russia sono i comunisti e qualche quotidiano come Repubblica. Io non ho mai chiesto né preso soldi. Dicano nomi e cognomi. Ha pagato il Pd? Se la Russia ha pagato il Pd è giusto che si sappia. L’unico Paese straniero che nella mia attività politica mi offri un viaggio pagato e spesato all’estero furono gli Stati Uniti. Io non ci andai. Altri ci andarono, liberi di farlo”, ha detto il segretario del Carroccio, partito già in passato accostato a possibili legami con il Cremlino. E poi ha chiesto di riportare il focus su ciò che lui definisce priorità: “Strano che ogni volta a 10 giorni dal voto arrivano queste fake news. Altro paio di maniche è tifare per la pace e non perché mi pagano per farlo. Se qualcuno ha preso dei soldi, lo dica – ha aggiunto – La Russia può aver anche pagato tre quarti dei partiti italiani, che ne so io. Se fai una denuncia dici chi, che cosa e come”.

Durante il discorso sullo stato dell’Unione, il tema delle interferenze è stato toccato anche dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “Abbiamo introdotto una legislazione per controllare gli investimenti diretti esteri nelle nostre aziende per problemi di sicurezza. Se lo facciamo per la nostra economia, non dovremmo fare lo stesso per i nostri valori? Dobbiamo proteggerci meglio dalle interferenze maligne. Questo è il motivo per cui presenteremo un pacchetto di Difesa della Democrazia”, ha anticipato. “Porterà alla luce – ha detto ancora di fronte alla plenaria del Parlamento europeo – l’influenza straniera nascosta e finanziamenti loschi. Non permetteremo ai cavalli di Troia di nessuna autocrazia di attaccare le nostre democrazie dall’interno”.

Il legame tra la Russia e i movimenti euroscettici è materia di studio da tempo: nel 2013 il Centro di Intelligence Euroasiatica ha pubblicato una lista di partiti anti europei, con tendenze xenofobe e anti liberali, che intrattengono rapporti con Mosca. Nell’elenco ci sono l’Ukip (Regno Unito), in epoca Brexit, AfD e il Partito Nazionale Democratico (Germania), Jobbik (Ungheria), Alba Dorata (Grecia) e il Front National (Francia) di Marine Le Pen, quest’ultima costretta nell’ultima campagna elettorale a gettare più di un milione di copie stampate – ma non ancora distribuite – di un depliant elettorale che la ritraeva stringere la mano allo zar. Un caso clamoroso si verificò nel 2019 in Austria quando il quotidiano Der Spiegel pubblicò un video risalente a due anni prima, che riportava la conversazione tra Heinz-Christian Strache – leader del partito di estrema destra – e la nipote di un oligarca russo, sul finanziamento e il supporto mediatico della campagna elettorale in cambio di appalti pubblici: uno scandalo che portò alla sfiducia del governo – di cui Strache era vice cancelliere – e a nuove elezioni. Il 10 marzo scorso il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che vieta le ingerenze straniere nella politica europea, mettendo nel mirino i finanziamenti da parte della Russia (ma anche della Cina). Ci sono tuttavia lacune legislative in un terzo degli stati dell’Unione a permettere questa pratica mentre dove è previsto il divieto ci sono alcune scappatoie che rendono possibile il trasferimento di fondi, mascherandone l’origine.

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