Questa primavera, durante una diretta Twitch, piattaforma live streaming di Amazon, arriva una telefonata ad uno streamer americano e una voce preoccupata chiede: “Félix stai bene? Ho letto delle tue perdite al casinò. Come ti senti? Devo preoccuparmi?”. Il ragazzo in questione è Félix Lengyel, in arte xQc, uno dei più grandi content creator del mondo e a chiamare, con voce preoccupata, è suo padre. Qualche giorno prima Félix, in un’intervista, aveva parlato della sua ossessione per il gioco d’azzardo online e di perdite per 1,85 milioni di dollari in un mese. In diretta lo streamer rassicura il padre dicendo che “può permetterselo” perché i suoi guadagni sono di decine di milioni di dollari. Ma lui non gioca d’azzardo solo in privato, lo fa in diretta di fronte a centinai di migliaia di giovani e sponsorizzato dalle case da gioco. In Canada, da dove trasmette (prima lo faceva dal Texas), la legge glielo consente. Il caso è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno, quello del gambling – gioco d’azzardo – trasmesso sulla nota piattaforma viola, che negli ultimi due anni è cresciuto a tal punto da avere investito Stati dove le sponsorizzazioni online sono vietate, investendo anche un pubblico minorenne – su Twitch ci si può iscrivere dai 13 anni –.

L’Istituto Superiore di Sanità stima che nel nostro Paese l’azzardo è un’attività che coinvolge una popolazione di circa 5,2 milioni ‘abitudinari’ di cui circa 1,2 milioni sono considerati problematici, ovvero con dipendenza. Il giro d’affari, online e non, si aggira sui 110 miliardi di euro all’anno. Un’espansione senza pari se si pensa che nel 2008 il giro d’affari era di circa 47 milioni di euro annui. “Nel 2020 il numero dei nuovi conti di gioco è aumentato del 30,20% per gli uomini e del 35,49% per le donne – si legge nel Libro Blu dell’Agenzia delle dogane e Monopoli -. L’incremento maggiore si registra per la fascia d’età tra i 18 e i 24 anni pari a 1.213.878 nuovi conti su 2.724.793 totali attivi. Mentre tra i 25-34 anni sono 1.172.104 su 4.040.985”. L’attuale legislazione vieta a chi non ha compiuto 18 anni di poter aprire un account dai vari siti online esistenti. Ma questo non sembrerebbe valere per altri Paesi europei dato che abbiamo fatto varie prove in siti di società importanti con sedi all’interno dell’Ue e nessun documento è stato richiesto per la registrazione o il caricamento di denaro all’interno dei portafogli virtuali, che spesso non sono solo in valuta ma anche in cripto.

Con l’esplosione dell’utenza della piattaforma Amazon, soprattutto nel 2021, sono aumentate esponenzialmente le dirette di canali Twitch passati da sessioni di 4-5 ore, o oltre, di gameplay di videogiochi a quelle di casinò online. E il fenomeno interessa anche buona parte dei maggiori influencer della piattaforma. Il social stesso è dovuto intervenire nelle sue linee guida, affermando che le sponsorizzazioni sono consentite solo nel caso in cui sono permesse dalla legislazione dello Stato da dove lo streamer pubblica le proprie dirette. Se da un lato uno streamer italiano di peso come il romano ZanoXVII ha dichiarato pubblicamente che porterebbe le live di casinò solo nel caso ci fosse “la sicurezza che chi mi sta guardando sia maggiorenne, ed ora non è così”, o Dario Moccia, altro famoso streamer, che più volte ha chiuso alla possibilità di farlo o essere sponsorizzato “per un senso di responsabilità verso il pubblico, minorenne o meno che sia”, dall’altro ci sono canali con decine di migliaia di abbonati e con dirette da 20 mila spettatori come Tumblurr e TheRealMarzaa, che sono soliti fare dirette di solo blackjack e slot su siti di gioco d’azzardo di società con sede a Cipro, Malta o Austria. Proprio l’ex youtuber Francesco Marzano, TheRealMarzza, ha deciso di trasferirsi in Portogallo dove la legislazione gli permette di guadagnare legalmente per sponsorizzare siti di società d’azzardo con i link a cui iscriversi che vengono pubblicati in diretta durante le live.

Ma come funzionano questi accordi tra società di gioco e influencer? Lo abbiamo chiesto proprio ad uno streamer: “Sono stato contatto per fare stream di casinò e gioco d’azzardo online con la proposta di essere pagato: ho rifiutato. Nel messaggio mi dicevano si trattava di tanti soldi – dichiara al Fattoquotidiano.it Alessandro Nannipieri (alias NanniTwitch) –. Avrei dovuto giocare in live tot volte a settimana, da concordare, mi avrebbero dato un budget da giocare in una decina di siti legali tra i più conosciuti, l’unica cosa che avrei dovuto fare è mettere un link in chat che rimanda a questi siti. Oltre al budget da giocare, c’erano per me 50 euro ogni account aperto tramite il link che avrei dovuto inserire e la cosa più incredibile – aggiunge lo streamer toscano – è che avrei avuto un utile del 20-25% dei soldi ricaricati su quegli account che il mio pubblico avrebbe creato. Più loro giocavano più avrei guadagnato”. Un altro streamer, IlGabbrone, ha dichiarato più volte di avere problemi di dipendenza, di riconoscere di essere un ludopatico e di giocare migliaia di euro anche fuori dalle live. Nonostante ciò ha continuato a portare in maniera assidua questo tipo di “contenuto”, spesso incentivato dal suo stesso pubblico. “Io tendo a sottolineare che questa è una proposta fatta a me – continua Alessandro – quindi non so di altre proposte e non so se sia una proposta standard. Inoltre non essendo una sponsorizzazione dichiarata, perché noi siamo obbligati come creator per legge a mettere l’hashtag adv per dichiarare che non sia pubblicità occulta, non sarebbe risultata come adv”. Le dirette di casinò portano anche pubblico a canali che altrimenti non avrebbero quegli stessi numeri: “Avendo una media di 1200-1500 spettatori, con una live di casinò magari ne faccio 4-5 mila – conclude Alessandro – vuoi che tra quelle non ce ne sono cento che si iscrivono tramite il link? Già così sarebbero 5 mila euro. In più guadagnerei a vita da quegli account”.

L’Unione Europea non ha una vera e propria legislazione in materia di gioco d’azzardo. Nel 2014 la Commissione è intervenuta sul tema con una raccomandazione generale sul gioco online in cui invitava gli Stati membri a tutelare i consumatori e minori. L’Italia nel 2018 con il decreto “Dignità” ha esteso il divieto di sponsorizzazioni, anche indirette, agli influencer. “L’azzardo non è mai da considerare un gioco. Il gioco è un diritto dei minori. L’azzardo no, perché non risponde alle stesse funzioni ricreative ed educative, anzi può generare dipendenze – dichiara al Fattoquotidiano.it la dott.ssa Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza -. I due termini non andrebbero usati insieme, neanche nei testi di legge. L’azzardo è vietato ai minori di 18 anni, anche online. Pertanto è fondamentale che funzionino i meccanismi di controllo dell’età: è la principale barriera. A tal proposito abbiamo proposto – insieme ad Agcom, Garante privacy e Ministero della giustizia – l’introduzione di strumenti simili allo Spid per l’age autentication dei minorenni che accedono a servizi online. Vale per i social e, a maggior ragione, deve valere per i siti di azzardo”. Certo, il Garante afferma che “seguire un influencer che in diretta ‘gioca’ non induce, di per sé, all’azzardo o alla ludopatia, ma non posso nascondere che preoccupano le conseguenze di un’esposizione per lungo tempo a contenuti che altrimenti sarebbero proibiti. Si tratta di fenomeni ai quali gli adulti di riferimento dovrebbero prestare attenzione, un po’ come nel caso degli acquisti in-app di alcuni giochi per smartphone, questione che l’Autorità ha sollevato da tempo”. L’influenza di personaggi noti, con milioni di follower, non è di certo trascurabile: “Possono coltivare l’idea che si acquisisca uno status e ci si renda indipendenti grazie alle vincite – sottolinea Garlatti –. Il desiderio di rendersi autonomi è forte negli adolescenti: va certamente valorizzato ma è necessario trasmettere loro il messaggio che l’indipendenza non può realizzarsi con comportamenti dannosi. Inoltre anche i ragazzi introversi, in contesti virtuali possono diventare leader per le doti di giocatore e così essere emulati da altri, anche i più timidi. Questo risvolto può portarli a rimanere chiusi in un mondo nel quale si realizzano attraverso le vittorie e la notorietà nelle scommesse”.

Prima della caduta del governo Draghi stava decidendo l’affidamento della legge delega in materia di gioco d’azzardo ad un ministero il coordinamento legislativo in materia. L’ultima azione dell’esecutivo risale alla delega fiscale del 2014. “Anche il Pnrr non è esente da questo discorso – dichiara al Fattoquotidiano.it Maurizio Fiasco, Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio (ALEA) -. Si concilia con la ricostruzione post pandemica che un consumo di 110 miliardi privati vengano dirottati dalle industrie, dai servizi e dal turismo, ad un settore che ha un indotto ridicolo come quello dei giochi? Il gioco si autoalimenta e non ha filiera: basti pensare all’online dove al massimo ci sono società esterne che fanno la manutenzione dei server e chi è impiegato nei giochi diretti”. Le associazioni denunciano l’interesse del governo concentrato solo nella regolamentazione della riscossione, affidata in campo al Ministero dell’Economia, senza pensare ad un reale coordinamento e discussione con gli altri ministeri competenti in materia come Salute, Interno e Giustizia. “Il monopolio fiscale concepito come misura ottimale di ordine pubblico è diventato la scusa di deroghe alle leggi ordinarie che in altre attività non ci sono. Nel Paese più liberista di tutti, l’Australia, la tassazione sui giochi è pari al 70%, in virtù della compensazione dei danni che possono essere provocati a terzi e costi derivanti dalla tutela della salute”. Il problema è prima di tutto politico. “Un aspetto paradossale – continua Fiasco – è come il ministero dell’Interno e quello della Salute siano nelle retrovie rispetto quello dell’Economia. Benché ci sono evidenti problemi di ordine pubblico in capo all’Interno. Per fare un esempio è come se le regole sull’impatto ambientale e di salute degli stabilimenti chimici ecc. fossero in mano agli enti industriali con gli interessi del caso. L’idea in questo Paese è che la salute deve adattarsi alle politiche dei giochi e non viceversa: siamo di fronte ad una violazione della Costituzione molto grave”.

Non ci sono solo problemi di salute e ordine pubblico in merito al gioco d’azzardo, ma anche di tipo finanziario. Negli ultimi anni sono avvenuti frequenti scambi di pacchetti societari. Il gruppo DeAgostini, storico nome legato all’editoria italiana, controlla con una quota di maggioranza assoluta International Game Technology (IGT): l’azienda più grande nel settore dei casinò e del gaming entertainment. Proprietario della Lottomatica, ha recentemente ceduto il 100% di quest’ultima a Gamenet Group S.p.A., società controllata da un altro gestore italiano, Gamma Bidco S.r.l. Sempre Gamenet aveva acquisito nel 2018 la Goldbet S.r.l., un’altra società dell’ambito del gioco online. “Sistemi di partecipazioni e scatole cinesi per nascondere la provenienza, non si sa qual è il riferimento e dove esse siano – sottolinea Fiasco –; non è un caso che dentro questi gruppi si sviluppino intricate reti di interessi finanziari. La stessa DeAgostini aveva fondi speculativi sugli npl – crediti deteriorati -. La Sisal, storico gestore del totocalcio, nel 2014 tentò di quotarsi in borsa e venne fuori che aveva in corpo 600 milioni di euro di debiti verso le banche. Un sistema di business dove il gioco è il sottostante su cui costruire una catena di operazione finanziarie derivate. Un mostro che in 20 anni non ha smesso di crescere ed ora è un’ipoteca sulla democrazia. Oggi una nuova regolamentazione non è più una questione di aggiustamento, ma di ripristino della legalità”.

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