Nuova polemica per il Jova Beach Party, il maxi-concerto di Jovanotti organizzato in diverse spiagge italiane. A lanciare una nuova denuncia sono diverse associazioni ambientaliste abruzzesi che accusano: “I lavori di questi mesi a fosso Marino, dove ora si svolgerà il Jova Beach Party come previsto hanno portato alla completa distruzione della vegetazione naturale presente, ad esempio il Ginestrino delle Spiagge”. Ma non solo, secondo gli ambientalisti, che hanno allegato al comunicato un video, sono state distrutte anche “delle siepi delle aiuole del lungomare”.

Il ginestrino delle spiagge è una pianta “degli ambienti dunali sempre più localizzata lungo la costa abruzzese, tanto che pure il consulente del Comune di Vasto riteneva doveroso conservarla come scriveva a marzo 2022 nella sua relazione sui lavori a Fosso Marino”, fanno sapere Lipu Abruzzo, Stazione Ornitologica Abruzzese, Gruppo Fratino Vasto, Forum ambientalista Odv, Forum H20, Italia Nostra Abruzzo, Cai Abruzzo, Forum Civico Ecologista Vasto e Arci Vasto in un comunicato congiunto al quale allegano la foto del “prima” e del “dopo” i lavori per organizzare l’evento, la prima scattata il 26 marzo 2022 e l’altra “raccolta nella stessa posizione l’11 agosto 2022, dai volontari della Stazione ornitologica abruzzese”.

“Alle molte chiacchiere su questo evento, alle iperboli, agli insulti verso chi si schiera dalla parte dell’ambiente, alle pretese di aver scelto i siti in maniera “rigorosa”, con il prefetto di Chieti che svolse un sopralluogo a Fosso Marino per il Jova Beach Party addirittura nell’estate 2021 dando pure indicazioni su come intervenire, noi replichiamo con immagini inequivocabili che abbiamo raccolto tra marzo, prima dei lavori su Fosso Marino, e dopo, in questi giorni”, continuano gli ambientalisti che discutono anche sulla posizione del palco che, spiegano, dovrebbe essere spostato “in modo da dare le spalle alle dune per limitare il disturbo alla fauna protetta delle emissioni sonore e luminose del mega-evento”. Il rischio, spiegano, è quello “di far aprire una procedura d’infrazione comunitaria all’Italia per il mancato rispetto delle normative sulla tutela dei siti naturalisticamente più importanti d’Europa”.

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