Ore 5 del mattino davanti al cancello di Villa Rufolo comincia il piacere condiviso. Stiamo per assistere alla madre di tutti i concerti, quello all’alba del Festival di Ravello. Quest’anno poi c’è tanta roba in cartellone visto che si tratta di quello celebrativo per festeggiare i 70 anni del Festival. Il primo fu un omaggio al compositore Wagner che rapito dalla bellezza della costiera trovò l’ispirazione del suo Parsifal.

La processione in silenzio contemplativo s’incammina per il chiostro in stile arabo/normanno, poi lungo il giardino incantato, infine la vista si spalanca sul Belvedere, quel palcoscenico sospeso tra il cielo e il mare. Da cartolina. Facce ancora assonnate e vestiti da gran sera, c’è chi indossa abito scuro e papillon come una Prima Teatrale. Il cerimoniale mi aveva avvertito: “Mi raccomando, non sbagli data e orario. Non sa quanti si confondono…”. In platea c’è il tutto esaurito. Si esibisce l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, formata da Riccardo Muti, per l’iconico concerto all’alba che segna il passaggio dalla notte stellata al nuovo giorno. Diretto per la prima volta nella sua storia, da una donna, da Erina Yashima. Gli ospiti sono travolti dalla magica atmosfera di luci che si viene a creare con il sorgere del sole e dall’Ouverture da Euryanthe, le note scivolano all’immancabile Suite n.1 di Gynt, l’allegro pastorale, di Grieg.

Erina, nata in Germania da genitori immigrati giapponesi, allieva prediletta di Muti, diventa subito una stella nascente della direzione d’orchestra. Attualmente è stata nominata come Prima Kapellmeister della Komische Oper Berlin. Sale sul palco di Ravello, all’ ombra di secolari pini marittimi e volteggia nell’aria la bacchetta come un’acrobata, il corpo l’accompagna, inarca la schiena come una ballerina. La sua performance diventa un boato emotivo quando attacca la sinfonia di “ Allegro Fuoco Dal Nuovo Mondo” di Dvořák mentre dalla verticale di roccia fa capolino il primo raggio di sole in tutta la sua irruenza. E illumina quello che gli antichi chiamavano il sentiero degli dei. E davanti a tanta bellezza qualsiasi concerto, anche del tanto celebrato Festival di Salisburgo, sembra ‘na robetta per amatori.

E a Ravello è atteso il 19 agosto anche il controverso direttore d’orchestra Teodore Currentzis – considerato amico del presidente russo Vladimir Putin e finanziato da Gazprom, anche se di nazionalità greca e con molti musicisti ucraini che militano nella sua Orchestra: la sua presenza ha già imbarazzato Salisburgo e non passerà inosservata neanche qui. Non si possono invitare artisti che non hanno una posiziona chiara su chi ha iniziato questa guerra, tanto da far titolare al “The Guardian”: “Una grande ombra scuote Salisburgo”. Invece Alessio Vlad, pluri/direttore del Festival di Ravello, sceglie la via della diplomazia e della tolleranza: “La musica impone la necessità dell’ascolto reciproco e diventa, non solo simbolicamente, il mezzo ideale perché ci si incontri, liberamente e senza pregiudizi”.
Musica maestro.

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