Contrariamente alla temperature proibitive, luglio ha regalato un pò di respiro al mercato dell’auto italiano. Il mese scorso, infatti, le nuove immatricolazioni sono state sostanzialmente stabili rispetto allo stesso mese del 2021: 109.580, ovvero solo lo 0,8% in meno. E quel “solo”, nondimeno, riassume tutta la difficoltà di un periodo complicato, visto che siamo al tredicesimo mese consecutivo in rosso e che, se dovessimo confontare i numeri con quelli dell’ultimo luglio pre-pandemia (2019), il passivo salirebbe al -28,5%. Il bilancio cumulativo da gennaio a luglio fa registrare una contrazione complessiva del 20,3% (793.856). Rispetto ai primi sette mesi del 2021, dunque, si è persa un’auto su cinque.

Un pò peggio, rispetto alla media nazionale, è andata a Stellantis. Il sodalizio franco-italiano a luglio ha perso il 3,6% e da inizio anno il 25,2%, con una quota di mercato che scende al 36,9% dal 39,3% dell’anno passato.

Quella del mercato italiano è dunque “una situazione molto grave, e l’effetto sulle vendite degli incentivi alla rottamazione varati il 6 aprile scorso è finora decisamente modesto”, fa sapere il Centro Studi Promotor. E sugli incentivi, o meglio su chi ne è stato escluso, torna anche l’Unrae, il cui presidente Michele Crisci spiega: “Nel primo semestre 2022 il 51% delle vetture a bassissime e basse emissioni fino a 60 g/Km, sono state acquistate da noleggiatori, enti e società, canali che coprono il 32% del mercato totale delle auto: una prova evidente che l’inclusione delle persone giuridiche fra i beneficiari degli incentivi è indispensabile per rilanciare in maniera ampia ed efficace la transizione energetica
in atto”.

Le ragioni di questo momento difficile sono note. Pandemia a parte, di cui comunque pesano gli strascischi, c’è la guerra tra Russia e Ucraina che ha un effetto negativo sia sulla predisposizione”psicologica” al consumo (nell’incertezza si preferisce risparmiare) che sull’effettiva disponibilità di componentistica e materie prime anche a causa dell’embargo. Senza dimenticare, poi, la carenza di microchip.

Sia la domanda che l’offerta di auto nuove, insomma, soffrono. Da un lato l’incertezza e l’aumento dei listini, dall’altro la minore disponibilità di prodotto, che si traduce in tempi di attesa sempre più considerevoli per il nuovo. Anche i prezzi dell’usato stanno andando alle stelle. E poi, ora ci si è messa anche la situazione politica nel nostro Paese. “Con una crisi che dura da oltre due anni, l’attesa per il nuovo quadro politico nazionale diluisce ulteriormente i tempi delle decisioni rischiando di peggiorare la situazione”, ammonisce il presidente di Federauto Adolfo De Stefani Cosentino.

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