Il 5 agosto del 1962 ricorrono i 60 anni dalla morte di Marilyn Monroe. Una fine tragica la sua, scomparsa a soli 36 anni, pochi anagraficamente parlando ma sufficienti per farla diventare un mito. Nel 1999 l’americana Joyce Carol Oates le ha dedicato un libro monumentale, Blonde, di oltre 1000 pagine. Da quell’opera è stata tratta una serie nel 2001, e un film in arrivo a settembre su Netflix, firmato da Andrew Domink e con Ana De Armas protagonista.

Intervistata da Sette del Corriere la scrittrice spiega a proposito della scomparsa dell’attrice: “In quanto morte dell’icona ‘Marilyn Monroe’, il fatto era avvolto da molti misteri. Ma a colpirmi fu la scoperta, successiva, che lei aveva pochi dollari nel suo conto in banca, che non bastavano per un funerale dignitoso, così il suo corpo fu portato all’obitorio della contea di Los Angeles. Alla fine sarà l’ex marito Joe DiMaggio a pagare per il funerale e la lapide. Questo è rivelatore: l’immagine glamour di una donna è solo qualcosa che viene venduta al pubblico da cinici produttori e imprenditori, mentre la donna in sé viene sfruttata. Una vittima, nonostante la sua bellezza e talento. Perché “Marilyn Monroe” è morta così giovane? La donna che era dietro l’artista, Norma Jeane Baker, era disperata per la sua vita già all’età di 36 anni“.

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