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Laura Ziliani, a processo le figlie Paola e Silvia Zani e Mirto Milani per omicidio volontario aggravato e soppressione di cadavere

La decisione è della giudice per l'udienza preliminare di Brescia, Gaia Sorrentino, i tre imputati saranno in aula il prossimo 27 ottobre per il dibattimento, davanti alla I sezione penale della Corte d’Assise. 
Laura Ziliani, a processo le figlie Paola e Silvia Zani e Mirto Milani per omicidio volontario aggravato e soppressione di cadavere
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Saranno processati per concorso in omicidio volontario aggravato e soppressione di cadavere Mirto Milani e le sorelle Paola e Silvia Zani, arrestati lo scorso 24 settembre. I tre sono accusati dell’uccisione di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di 52 anni uccisa l’8 maggio di un anno fa a Temù, paese dell’Alta Valle Camonica. La decisione è della giudice per l’udienza preliminare di Brescia, Gaia Sorrentino, i tre imputati saranno in aula il prossimo 27 ottobre per il dibattimento, davanti alla I sezione penale della Corte d’Assise.

La donna, 54 anni e vedova dal 2012 da quando il marito morì travolto da una valanga, fu prima stordita con benzodiazepine e poi strozzata a mani nude come hanno confessato i tre coinvolti. Il cadavere era stato ritrovato esattamente due mesi più tardi nascosto tra la vegetazione vicino al fiume Oglio nel paese dell’Alta Vallecamonica a poca distanza da una fossa che, hanno scoperto le indagini, gli accusati avevano scavato con l’intento di seppellire il corpo cambiando ide solamente quando si erano accorti della difficoltà a coprire di terra l’improvvisata tomba.

I due fratelli della vittima, l’anziana madre di Laura Ziliani – la prima che un anno fa dubitò fin da subito delle nipoti – e la terza figlia dell’ex vigilessa sono parte civile nel processo. Il Caty Bressanelli ha depositato l’integrazione ad alcuni atti di indagine svolta, mentre la difesa dei tre indagati aveva chiesto la trascrizione degli interrogatori nei quali tra il 25 e il 27 maggio scorsi, Mirto Milani, Paola e Silvia Zani hanno confessato. Al momento invece i difensori dei tre indagati non hanno chiesto alcuna perizia sulla capacità dei loro assistiti di stare a processo.

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