di Jakub Stanislaw Golebiewski*

Oh Gianluca, buongiorno! Sono sveglio dalle 5, la mia “camera iperbarica” è particolare, si suda, vieni attaccato in picchiata dalle zanzare che succhiano a volontà e tra le stufe umane che dormono con me, i rumori dalla strada e con quell’odore di sarmale, la parola riposo non è assolutamente funzionale alla realtà per un borghese piccolo piccolo come posso essere io.

Abbiamo però una cosa in comune, siamo due persone dello stesso sesso quasi coetanee e, se pur è vero che “di te nessuno sa un ca..o”, credo che l’esempio che dai di uomo e padre attraverso i social sia disfunzionale, offensivo verso quelle persone che hanno fatto dei valori umani il loro principio di vita. Fai soldi e l’intero mondo cospirerà per chiamarti gentiluomo, diceva uno sconosciuto chiamato Mark Twain. I giovani non hanno bisogno del tuo marketing virtuale, i giovani hanno bisogno di esempi di coerenza e di altruismo.

Caro Gianluca, la vita reale in cui viviamo non è la tua.

Il mio pensiero, prima ancora di immaginare una scenografia da TikTok tra jet e ville per la serie “wooow che figo che sono” e milioni di like, va alla sopravvivenza, quella mia e dei miei cari. La mia testa è stanca e stracolma di pensieri che richiedono la connessione di almeno 2 neuroni a contatto con la realtà anche se ho la memoria strapiena di problemi e scadenze da risolvere nel breve tempo per liberarla e renderla un contenitore di amore, libertà e umanità. Devo farlo per me e per chi amo.

“Cosa c’è da pagare oggi che è già scaduto ieri?”, mi chiedo ogni mattina usando una voce impostata verso me stesso. Follia? No, semplice aderenza al senso di realtà, lo stesso che non ritrovo nelle tue rappresentazioni. Sì, ecco, un barlume di lucidità mi riporta ad una bolletta di 139 euro di luce scaduta lunedì scorso: “Azz, pago con carta o uso apple pay?”. No, nulla di tutto ciò, uso quello che mi trovo in tasca, con la speranza che basti per non farmi staccare la luce. Hai mai discusso per la luce in casa con i tuoi parenti? Io sì, la luce non va sprecata e in questo momento, più che mai, va centellinata, è un bene collettivo e vale quanto l’oro.

Sono in bagno, che nel mio immaginario rappresenta una delle tue piscine, un posto dove posso trovare pace e fantasticare ad occhi chiusi, ascoltando la perdita del bidet le cui gocce, impattando in modo regolare, entrano nella testa e creano ritmo e con un po’ di fiato ecco la musica che trasforma quel momento in una parentesi idilliaca della mia giornata. Sì, virtuale, d’altronde anche la tua lo è.

Ah, a proposito, ti confido che sogno anche di essere un promoter, testimonial di qualche prodotto che arreda il mio bagno, ma poi il sogno svanisce, sono prodotti di seconda scelta, profumi, deodoranti e saponi marchiati discount più o meno conosciuti dai borghesi piccoli piccoli ma che mi fanno sentire un re, un re “mucho mas”.

E la crioterapia dove la mettiamo? Ah ecco, la tua per restare giovane è motivazione, motivazione, sedere al freddo per poi camminare sui tacchi a spillo, nessuna critica per carità. La mia è molto semplice: dopo aver preso un caffè amaro, come la vita reale, passo dalla camera dei miei figli, li guardo, do loro un bacio e da lì parte la mia motivazione, tutta l’adrenalina che riesco a produrre colpisce subito il cuore, partono le lacrime e mente e cuore si connettono. Questa la mia crioterapia, la responsabilità che ho come uomo e padre verso chi va amato e rispettato con serietà e dignità, sono loro la mia energia. Perché la vera forza non si misura in cosa vinci, ma in cosa proteggi.

* Presidente Associazione Padri in Movimento

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