di Carmine Di Filippo

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, chiama evasore chi non ha pagato tasse su importi dichiarati o multe. Li definisce, tutti, maramaldi e furbi. Anche quelli che non hanno pagato perché i soldi proprio non ce li hanno. Ci vorrebbe più chiarezza sui dati.

2020: presentate 40,5 milioni di dichiarazione dei redditi, di cui 33 milioni da dipendenti e pensionati. Per costoro l’evasione è impedita dal prelievo fiscale alla fonte. Restano 7,5 milioni di dichiarazioni rese dagli autonomi, tra cui si può annidare qualche evasore. Chi c’è nei 19 milioni?

Ho un figlio a cui per tre volte l’Agenzia delle Entrate ha inviato raccomandata con richiesta di pagamento di tasse non pagate su redditi dichiarati. Ho controllato e, per tre volte, ho constatato che era un errore dell’Agenzia. Una volta l’ha risolta per telefono, altre due volte è dovuto andare di persona, perdendo tempo. Ha ottenuto, senza nessun pagamento, di sentirsi dire: “La posizione risulta regolare”, ma senza niente di scritto a revoca della richiesta, tanto meno le scuse. Risulta per caso conteggiato anche lui, per tre volte, nei 19 mln?

Al direttore Ruffini chiederei di scomporre i dati tra chi non ha pagato tasse su importi dichiarati e chi non ha pagato multe.

Ma gli evasori sono altri: sono quelli che incassano senza fatturare, e quindi non denunciano il reddito e non pagano le relative tasse: NOE (Economia Non Osservata). E per costoro non ci sono cartelle esattoriali. Il “sistema ideale” per la lotta all’evasione “è quello in cui i cittadini sanno che chi non paga viene intercettato e l’azione viene punita. Chi è poi così autolesionista da evadere?”. E’ da mo’ che lo scrivo. Va compilato il Quadro Patrimoniale in cui far confluire i dati di reddito e possesso di tutti i beni già noti a Agenzia delle Entrate, Catasto, Banche, Registri automobilistico nautico. Aggiungerei anche i beni di valore (superiore a 5.000 €?) che risultano con la fatturazione elettronica (gioielli, quadri…), per impedire riciclaggio.

Il trattamento dei dati per fini istituzionali è già autorizzato dagli interessati all’atto dell’acquisto. Dati che in buona parte vengono già acquisiti per la compilazione dell’Isee o per la dichiarazione pre compilata (ottima iniziativa), da gestire in automatico e in forma criptata da un algoritmo, che rileva una eventuale incongruenza.

Ad esempio: all’acquisto di un bene deve corrispondere una diminuzione della liquidità, altrimenti l’algoritmo evidenzia l’incongruenza all’Agenzia delle Entrate, che avvia una richiesta di chiarimento; se si conclude senza una valida giustificazione, si ipotizza l’evasione con applicazione di Irpef evasa (30%?) e una multa (20%?). Allora sì che chi evade viene individuato e ‘chi è tanto autolesionista di evadere?’.

Al signor Ruffini vorrei chiedere di parlare di questo, che un po’ già si fa, oltre che delle cartelle.
Sfugge la piccola evasione, quella che dà poche migliaia di euro l’anno esentasse. Si può fare qualcosa, ma è comunque poco e si disperde nell’economia poiché va nei consumi. Non capisco le resistenze sulla privacy: l’Agenzia userebbe, per fini istituzionali, dati in possesso di istituzioni.

Anche la legge sulla S.O.S. (Segnalazioni di operazioni sospette) impone di comunicare sospette ‘attività criminose’, senza che il cittadino debba autorizzare alcunché. E l’evasione lo è. Forse servirebbe solo un piccolo ritocco. Cosa si potrebbe contestare all’Agenzia: come sapete che ho speso una cifra?

Se viene trovato il cadavere di un morto per arma da fuoco e un video mostra una persona nei paraggi, chi indaga può accedere all’elenco dei possessori di armi denunciate, individuare la persona e chiedere di consegnare l’arma per fare prove balistiche sul proiettile ‘assassino’.
Penso che sia lecito e che il sospettato non possa contestare: come sapete che ho un’arma?
Al Garante della privacy vorrei chiedere chiarimenti sui dubbi che pone.

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