In Appello furono assolti e nelle motivazioni della sentenza c’era critto che la vittima della violenza sessuale sarebbe stata “troppo mascolina” e quindi “non abbastanza attraente per subire uno stupro”. Ora due cittadini peruviani, oggi 27enni, sono stati condannati in via definitiva dalla Corte di Cassazione rispettivamente a 5 anni e a 3 anni. E’ la stessa condanna che era stata inflitta in primo grado e poi confermata da un secondo processo in appello a Perugia, dopo che la Suprema corte aveva annullato la clamorosa sentenza di assoluzione.

I fatti risalgono al 9 marzo 2015: ad Ancona i due avevano aggredito una connazionale ventenne, in un parco nel quartiere del Piano. Avevano passato la serata insieme in un pub, poi avevano raggiunto il parco e lì mentre uno abusava della ragazza, l’altro avrebbe fatto da palo. Tornata a casa la ragazza aveva raccontato alla madre l’accaduto e denunciato alla polizia i fatti. Nel 2006 i due giovani erano stati condannati in primo grado: uno a 5 anni (l’esecutore dello stupro) e l’altro a 3 anni.

In secondo grado, alla Corte di appello di Ancona, tre giudici donne avevano assolto gli imputati, non ritenendo credibile la ricostruzione della vittima e condividendo la tesi difensiva per la quale la ragazza sarebbe stata “troppo mascolina” e quindi “non abbastanza attraente per subire uno stupro”. Agli aggressori lei non sarebbe nemmeno piaciuta, tanto che l’avevano registrata sul cellulare con il nomignolo di ‘Vikingo‘. Il procuratore generale Sergio Sottani, all’epoca ad Ancona, aveva fatto ricorso in Cassazione e la suprema Corte aveva rinviato gli atti a Perugia per il rifare il processo. I giudici umbri nel 2020 avevano condannato alle stesse pene del primo grado i due imputati, difesi dagli avvocati Fabrizio Menghini e Gabriele Galeazzi. Il giudizio era stato di nuovo impugnato in Cassazione, che nei giorni scorsi ha rigettato il ricorso confermando la sentenza di Perugia. Da venerdì i due sono in carcere a Montacuto, ad Ancona. La vittima era parte civile con l’avvocato Cinzia Molinaro.

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