Per i numismatici ma anche per gli appassionati di storia romana il 30 e il 31 maggio 2022 non sono due semplici date. Non possono esserlo. In quei giorni è prevista all’hotel Baur au Lac di Zurigo l’asta di Nac Numismatica Spa. Un appuntamento speciale. Già perché in catalogo, tra tante monete, greche, romane e bizantine, ce n’è una che non può passare inosservata: la n. 474 del catalogo di vendita, una moneta d’oro, rarissima e tra le più famose al mondo. Al punto che la base d’asta è di 600mila franchi svizzeri, anche se la stima raggiunge i 750mila. All’incirca 700mila euro.

Si tratta dell’aureo che al diritto ha, oltre alla legenda nella quale è menzionato Lucio Pletorio Cestiano, il monetario responsabile dell’emissione, la testa in profilo di Marco Giunio Bruto che è ricordato come Imp(erator), cioè come comandante militare. Mentre al rovescio ha un pileo tra due pugnali, accompagnati dalla legenda Eid mar. Un’allusione inequivocabile alle idi di marzo del 44 a. C., giorno dell’assassinio di Cesare.

Insomma all’asta andrà la moneta fatta coniare nel 43-44 a. C. dai uno dei capi della congiura ai danni di Giulio Cesare. Moneta che il British Museum ha esposto dal 2010 al 2021. Indubitabilmente un documento storico. Divenuto unico. Già perché gli altri due esemplari noti sono fuori dal mercato. Una è stata venduta da Sotheby’s nel 1993 alla Deutsche Bundesbank per una somma sconosciuta, mentre l’altra è andata all’asta nel 2020 ed è stata aggiudicata per 3.240.000 sterline, cioè quasi 4 milioni di euro.

Anche per questo motivo l’aureo che verrà battuto all’asta alla fine di maggio ha assunto una rilevanza particolare, nonostante lo stato di conservazione non ottimale.

La notizia ha avuto una qualche eco. Senza tuttavia scatenare l’interesse dei più. D’altra parte, perché stupirsi. Per qualcuno si tratta in ogni caso “soltanto di una moneta”. Per qualcun altro è più che probabile che la cifra risulti spropositata. Ma uno Stato dovrebbe avere un atteggiamento differente. Essere più attento. Forse anche più documentato sul patrimonio che amministra. In modo tale da intervenire. Se possibile, naturalmente.

“L’Italia non annovera, nelle proprie collezioni numismatiche, alcuna emissione aurea del tipo in questione, lacuna che l’asta del 30-31 maggio prossimi potrebbe consentire di colmare, in modo da assicurare quel pezzo di storia… al patrimonio pubblico del Paese e della città, Roma, dove accadde l’evento celebrato mediante detta coniazione”. Così ha scritto la senatrice del Gruppo misto Margherita Corrado in una interrogazione al ministro della cultura, evidenziando un vuoto nelle collezioni numismatiche esistenti e, contemporaneamente, suggerendo un’azione da parte del governo italiano. Chiede, esplicitamente, di sapere “se il ministro in indirizzo non ritenga opportuno e utile agli interessi della collettività che lo Stato partecipi all’asta svizzera di fine maggio e cerchi di aggiudicarsi la rarissima moneta d’oro”.

E’ più che probabile che il governo italiano non parteciperà all’asta. Anzi che la questione non sia mai stata neppure all’ordine del giorno. Con il pretesto delle scarse risorse disponibili. D’altra parte è innegabile che i fondi destinati al patrimonio culturale siano più che esigui. E’ tristemente noto che Musei ed aree archeologiche spesso cercano di sopravvivere. Non diversamente da archivi e biblioteche.

Quel che sembra davvero inspiegabile è come in certe occasioni si preferisca spendere in armi da inviare ad uno dei contendenti della guerra di turno, piuttosto che investire in conoscenza. Ragionamento banale? Improntato al qualunquismo? Può darsi. Legittimo avere idee contrarie. Quel che appare inaccettabile è piuttosto la protervia di chi decide per le armi, sempre. Mai per l’acquisizione, la tutela e la reale valorizzazione del patrimonio storico-artistico-archeologico. Che incivili che siamo diventati.

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