Consiglio di vedere la puntata di Report di lunedì 16 maggio 2022. Si parla di energie rinnovabili e dell’impegno (o disimpegno del nostro governo) sul tema. Ad un certo punto, in rapida successione, Roberto Cingolani viene smentito da un dirigente Enel, dalla sua portavoce, dalla lettura del piano per il sostegno all’idrogeno, che sostiene di aver scritto personalmente e che sostiene cose diverse da quelle che lui dice di aver scritto.

C’è stato un tempo in cui non era necessario aver commesso un reato per dimettersi. Mentire pubblicamente con tanta disinvoltura ed essere sbugiardati così clamorosamente e senza margini di recupero sarebbe stato sufficiente per dimettersi immediatamente. Ma quei tempi sono ormai passati.

La cosa più clamorosa, però, è che le sue dimissioni non le chiede nessuno. Tantomeno il Movimento 5 Stelle, che della battaglia ambientalista aveva fatto una delle sue bandiere di maggior visibilità insieme a quella per una politica onesta e trasparente. Invece la benedizione a Cingolani l’ha data proprio Grillo che, peraltro, non ha detto una parola mentre il brillante ministro sosteneva, a spada tratta, la fusione nucleare. Mentre Di Maio è andato in giro per il mondo, con Cingolani e il direttore dell’Eni Descalzi, a firmare contratti per forniture di gas i cui contenuti economici sono secretati (alla faccia di coloro che dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno), con personaggi di dubbia moralità.

Ma non si doveva investire sulle rinnovabili? Con Report abbiamo scoperto che c’è un gruppo di investitori che promette di realizzare impianti per 60 gigawatt, a costo zero per il governo, ma non ottiene i permessi. Vale la pena continuare a sostenere un governo che non si batte per questi obiettivi e, come sempre in passato, si piega alle esigenze della grande industria senza badare agli interessi generali?

Se il Movimento 5 Stelle pensa davvero di sopravvivere a sconfitte identitarie ed epocali come queste sbaglia i suoi conti – che, peraltro, sono sempre più in rosso.

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