Cristina D’Avena a ruota libera. La cantante si è raccontata a cuore aperto in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha parlato a 360 gradi della sua vita, dalla carriera al privato. Non tutti infatti sanno che è fidanzata perché sul tema mantiene il massimo riserbo, tanto che appena l’intervistatrice ha accennato “Mass…” lei l’ha subito bloccata: “No, non dica il nome!, che in questo momento c’è maretta e non vorrei che cambiasse la situazione. Sono riservatissima”. E quindi, per il momento, di matrimonio se ne parla solo per le proposte che arrivano dai suoi fan: “L’ultima qualche giorno da, da un bambino di sei anni“. Figli? “No, non mi mancano, e spero che non diventi un rimpianto. Ogni tanto mi chiedo come sarebbe stato se ne avessi avuto uno“.

Quindi, voltando pagina, ha raccontato un aneddoto dei tempi dell’università, quando i suoi esami di Medicina si trasformavano in “degli show”: “Il nome Cristina D’Avena, fuori dalla porta per l’appello, non passava inosservato. All’esame mi ritrovavo dietro i colleghi incuriositi, perché fino a quel momento ero soltanto una voce, cominciavano le prime apparizioni a Premiatissima o Superclassifica Show. Qualche docente faceva delle battutine su Gargamella, si figuri come stavo io…”.

Infine, ha parlato dei duetti “impossibili” che le piacerebbe mettere a segno nella sua carriera, oltre ai tanti già fatti: “Ah, con Chris Martin dei Coldplay! Prima o poi, visto che sono in Warner, ci riuscirò. Io glielo dico e ridico, magari il miracolo succede. Poi Jovanotti ma mi pare una missione impossibile… Ci siamo conosciuti tantissimi anni fa, entrambi agli esordi. Ci incrociavamo quando lui lavorava per Cecchetto e io cantavo le mie prime sigle. Sono sempre andata ai suoi concerti, non ho mai chiesto i biglietti, mi piace viverlo da fan. Poi, certo, succedono cose simpatiche quando i suoi fan mi riconoscono e mi chiedono le foto. Gli farei cantare Tazmania o Fiocchi di cotone per Jeanie, sono canzoni più di nicchia. Un altro che mi fa impazzire è Antonello Venditti“, ha concluso Cristina D’Avena.

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