Crolla in marzo la produzione industriale di Shanghai, area sottoposta ad un durissimo lockdown dopo la ripresa dei casi di Covid. Il dato è di un – 7,5% rispetto al marzo 2021, primo calo da due anni. L’area genera il 5% di tutto il Pil cinese e qui hanno stabilimenti aziende estere come Tesla e il colosso cinese dei semiconduttori Smic. Shanghai conta 25 milioni di abitanti e il suo è il porto più grande del mondo. Da giorni si segnalano lunghissime “file” di vascelli in baia, visto che l’operatività dello scolo è quasi paralizzata. Quasi 800 i cargo che attendono di essere caricati o scaricati, un livello doppio rispetto ai periodi ci crisi più acuta del 2020. Secondo la società di analisi dei trasporti Windward, il 20% delle circa 9mile navi portacontainer attive nel mondo si trovano bloccate in ingorghi fuori da porti congestionati. Quasi il 30% di questo arretrato si trova in Cina. In questi giorni le navi attendono davanti allo scalo di Shanghai in media 12 giorni, contro i 4,6 di fine marzo. Questa situazione sta provocando nuovi problemi alle filiere globali e un’ ulteriore impennata dei costi per le spedizioni verso l’Estremo Oriente.

“Prima del Covid ci volevano 1.500 dollari per trasportare un container da qui al Far East, ora siamo arrivati a 12-13 mila dollari“, ha sottolineato Paolo Pessina, presidente di Assagenti, l’associazione degli agenti marittimi genovesi. Pessina avverte che se in due anni il prezzo si era stabilizzato, seppure in alto, il lockdown di Shanghai causa Covid rilancia i rischi. “L’impatto della guerra, così tragico, non è così importante quanto l’impatto della chiusura per Covid di Shanghai – spiega -. Un’altra congestione dei porti cinesi e quindi navi in attesa significa nuove tensioni sul mercato dei noli per cui chiunque è pronto a pagare qualsiasi cifra pur di imbarcare un contenitore. Questa situazione non fa altro che confermare i noli attuali, elevati: non vedo una diminuzione fino a quando, nella primavera del 2023, entreranno in servizio le prime nuove navi ordinate dagli armatori, aumentando la capacità di stiva”.

Lentamente Shanghai sembra però rimettersi in moto. Il 70% delle 666 grandi imprese dell’area ha fatto sapere di avere ripreso in tutto o in parte la produzione, ha dichiarato oggi dal vice sindaco Zhang Wei durante una conferenza stampa. Il tasso di utilizzo della capacità delle principali imprese che producono circuiti integrati e delle aziende chimiche rimane a un livello elevato, ha affermato. Inoltre, Shanghai ha fatto progressi nella riapertura dei canali di trasporto dei materiali essenziali di produzione grazie alla ripresa del lavoro e della produzione nella catena industriale, ha aggiunto il vice sindaco.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire, se vuole continuare ad avere un'informazione di qualità. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Altro che condizionatori, Fmi: “Italia in recessione con stop al gas russo”. Bundesbank: “Danno da 180 miliardi di euro”

next