Togliere il canone Rai dalle bollette elettriche a partire dal 2023. È la richiesta contenuta nell’ordine del giorno, presentato da Maria Laura Paxia (Misto), al decreto Energia approvato ieri, 13 aprile, alla Camera dei deputati. La Sottosegretaria per la Transizione ecologica, Vannia Gava, che rappresentava il governo, ha accolto con riformulazione l’ordine, senza porlo ai voti della Camera, delineando in questo modo l’ipotesi che l’imposta venga eliminata dalle bollette. In questo modo, si dà “seguito all’impegno che l’Italia aveva con l’Ue di scorporare il canone Rai” in quanto “onere improprio”, ha sottolineato Paxia.

Di tutt’altra opinione è l’Esecutivo dell’Unione sindacale dei giornalisti Rai, che in una nota ha espresso “forte preoccupazione per la decisione del governo di non procedere, dal 2023, all’incasso del Canone Rai attraverso la bolletta della luce. Il canone italiano è il più basso in Europa, così come il numero di giornalisti in organico, in proporzione alle ore di trasmissioni autoprodotte”.” A fine marzo”, si legge nella comunicazione, “in un documento approvato all’unanimità dall’assemblea, i Cdr della Rai chiedevano che fosse garantita la certezza delle risorse disponibili ogni anno per il servizio pubblico radiotelevisivo, con la restituzione alla Rai dell’intera quota del Canone versato dai cittadini, il cosiddetto extra-gettito, in tutto 200 milioni all’anno, considerando anche il taglio strutturale del 5%, che spettano al Servizio Pubblico da anni”.

Per l’Usigrai, scorporare il canone Rai dalle bollette potrebbe tradursi nell’evasione dell’imposta: “Se cosi fosse, ad essere in pericolo sarà il servizio pubblico, già negli anni gravato dal prelievo forzoso di 150 milioni (su cui pende un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica), un buco di bilancio – giova ricordarlo – che dovette essere ripianato collocando in borsa il 33% delle azioni Rai Way”. Il sindacato chiede allora “quali strumenti metterà in campo il Governo per la riscossione del Canone televisivo. Il decreto legge, in questo senso, è troppo vago. Non basta adeguarsi alle indicazioni della Commissione europea: bisogna individuare delle soluzioni che mettano al riparo il servizio pubblico radiotelevisivo”. “La certezza delle risorse è garanzia della nostra autonomia e indipendenza: a questo deve, imprescindibilmente, seguire la riforma della Rai per liberarla dal controllo e dall’ingerenza dei partiti“, conclude la nota.

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