La Cina frena sull’acquisto di petrolio russo. Pechino ha invitato i suoi colossi PetroChina, Cnooc, Sinochem a non sottoscrivere nuovi contratti per le forniture spot, ossia concordare a prezzo di mercato e non in base ad accordi di lungo termine che solitamente coinvolgono direttamente i governi. Lo riporta l’agenzia Reuters. L’invito alla cautela arriva dopo che nelle scorse settimane sono stati segnalati diverse operazioni in cui le raffinerie cinesi hanno acquistato greggio russo approfittando di prezzi particolarmente favorevoli. Cosa che, a dire il vero, sta accadendo anche negli Stati Uniti in attesa che il bando deciso da Washington diventi pienamente operativo. Verso i porti cinesi si sono dirette anche navi che trasportano gas liquido provenienti sempre dalla Russia. Pechino, che cerca di mantenere, almeno apparentemente, una posizione di equidistanza tra Mosca e paesi occidentalo, non gradisce operazioni che potrebbero lasciare intendere un sostegno diretto all’economia russa colpita dalle sanzioni occidentali. Di recente, e prima dello scoppio della guerra in Ucraina, i due paesi hanno concordato la realizzazione di un nuovo gasdotto che raddoppi le capacità delle pipeline Power of Siberia che già collega i due paesi.

La Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo e il primo acquirente di greggio russo con 1,6 milioni di barili al giorno. Nel suo complesso l’Unione europea con i suoi 27 stati acquista ogni giorno circa 2,7 milioni di barili russi. Secondo quanto riferiscono fonti citate da Reuters “Il messaggio e il tono del governo cinese sono chiari: il rispetto delle regole e delle direttive viene prima dei profitti. Sebbene il petrolio russo sia enormemente scontato, ci sono molti problemi come l’assicurazione delle spedizioni e difficoltà dei pagamenti a causa del blocco di molti conti esteri di società russe”. Nel frattempo starebbero però continuando gli acquisti da parte di raffinerie minori che utilizzano sistemi di pagamento (in contanti o con gli yuan) che dovrebbero consentire di mettersi al riparo dalle sanzioni. Nel complesso questi piccoli operatori coprono circa un terzo di tutto l’import cinese. Diversamente dalla Cina, l’India continua ad aumentare le forniture della Russia. Nuova Delhi ha già prenotato quest’anno consegne pari a 14 milioni di barili contro i 16 milioni ricevuti in tutto il 2021.

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