Un po’ di petrolio russo lo stanno comprando anche gli Stati Uniti. Lo scorso 8 marzo la Casa Bianca ha messo al bando gli idrocarburi della Russia ma ha dato tempo agli operatori fino al 22 aprile prossimo per muovere e ricevere i cargo con consegne concordate prima dello stop. Nel frattempo il petrolio russo fa gola: è tanto e costa poco. A causa dei timori per e dello “stigma” che lo accompagna viene venduto a saldo. I dati Eia (Energy Informations Administration) mostrano come lo scorso marzo gli Stati Uniti abbiano acquistato in media 89mila barili al giorno di greggio russo a fronte di un consumo giornaliero di quasi 20 milioni di barili. In particolare nella prima settimana di marzo la media di import di petrolio russo è stata di 148mila barili. Dopo l’annuncio del bando gli acquisti sono precipitati a 38mila barili per poi riprendersi nella terza e nella quarta settimana del mese salendo a 70mila e 100mila barili/giorno. Ai valori attuali significa staccare ogni giorno un assegno per Mosca da 10 milioni di dollari. In assoluto non sono valori particolarmente elevati. Nello stesso mese del 2021, ad esempio, la media giornaliera degli acquisti era di 127mila.

In marzo gli operatori hanno registrato diversi movimenti di petroliere con greggio russo approdate negli Usa, spesso dopo aver trascorso giorni di limbo ancorate in qualche porto internazionale o al largo delle coste statunitensi in attesa di decifrare meglio cosa era permesso fare e cosa no. La “Minerva Clara” utilizzata da British Petroleum, dopo aver atteso giorni al largo, è ad esempio ora ormeggiata a Portland, in Texas. Il cargo di prodotti petroliferi “Elli” che si è rifornito a Novorossiysk, nel Sud della Russia, è ora in Florida.

Con lo sviluppo del settore dello shale oil (estrazione di petrolio da sabbie bituminose) gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore di petrolio al mondo davanti a Russia ed Arabia Saudita. In teoria gli Usa sono autosufficienti, sono anzi diventati esportatori netti. Non significa che possano del tutto fare a meno dell’import. Sia per ragioni di mercato sia perché alcune raffinerie hanno necessità di miscelare il petrolio estratto in casa con altre qualità reperibili altrove. Così lo scorso anno gli Usa hanno comprato dalla Russia 20,4 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati al mese, versando a Mosca una cifra che è verosimile indicare in prossimità di 2 miliardi di dollari al mese.

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