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“In Sicilia mazzette per vincere il concorso nei Vigili del fuoco”: 4 arresti ad Alcamo. I nomi dei ‘raccomandati’ in un libro mastro

Secondo la procura di Trapani esisteva sistema studiato ad arte per fare superare i concorsi nei vigili del fuoco, nella polizia di Stato e nella polizia penitenziaria, dietro pagamento di mazzette onerose. Tutto segnato in una sorta di “libro mastro”, un elenco di nomi di concorsisti con accanto delle cifre: 500, 2500, 1500
“In Sicilia mazzette per vincere il concorso nei Vigili del fuoco”: 4 arresti ad Alcamo. I nomi dei ‘raccomandati’ in un libro mastro
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“Ormai tuo fratello è nei vigili del fuoco”. La rassicurazione veniva da Giuseppe Pipitone, direttore ginnico sportivo dei Vigili del Fuoco, in servizio a Catania. Era lui, secondo la procura di Trapani guidata da Gabriele Paci, il deus ex machina di un vero e proprio sistema studiato ad arte per fare superare i concorsi nei vigili del fuoco, nella polizia di Stato e nella polizia penitenziaria, dietro pagamento di mazzette onerose. Era lui che segnava tutto in una sorta di “libro mastro”. Un elenco di nomi di concorsisti (nella foto) con accanto delle cifre: 500, 2500, 1500. Tutto segnato in un foglio A4 rinvenuto dagli inquirenti all’interno di una busta gialla che conteneva anche 7mila euro, trovata durante una perquisizione a casa di Pipitone, il 29 maggio del 2019. Quei nomi sono risultati poi vincitori dei concorsi ai quali hanno partecipato, secondo quanto accertato dall’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Trapani, che ha portato stanotte all’esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone: Pipitone in carcere, tre sono ai domiciliari, dieci si sono visti notificare l’obbligo di dimora. Tra gli indagati anche il sindacalista della Uil Alessandro Lupo. L’esistenza dell’indagine era già stata svelata nel 2020 da un articolo del fattoquotidiano.it.

Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti in particolare tre concorsi: quello per 250 posti nei Vigili del Fuoco, svoltosi nell’ottobre del 2016, quello per Agente di Polizia di Stato, indetto nel maggio del 2017 e il concorso per 197 posti per agente di polizia penitenziaria indetto nel settembre del 2017. Dal 2017, infatti, sono partite le indagini che hanno portato alla luce il giro di mazzette legato ai concorsi. La preparazione ginnica prima di tutto, era quella garantita da corsi mensili in un capannone per i quali i concorsisti sborsavano 100 euro al mese, mentre – stando a quanto emerso dalle indagini – l’affitto del capannone era costato al gruppo 400 euro circa. Dopo 40 quesiti a risposta multipla venivano infatti selezionati 5000 candidati, poi sottoposti a prove fisiche, come sollevamento pesi, nuoto, tuffi, salita della fune. Lo stesso Pipitone era stato nominato in una delle sottocommissioni d’esame per le prove psico-motorie.

Iniziava tutto con 150 euro a persona per l’acquisto di materiali didattici, poi 100 al mese per l’affitto del capannone destinato alla preparazione atletica: “Questi soldi noi tutti li davamo in contanti al Pipitone. Oltre a queste somme di cui sopra, il Pipitone ci chiede 3mila euro ciascuno per falsare la valutazione e quindi aumentare il punteggio delle prove fisiche e 500 euro per aiutarci a sostenere gli esami orali del concorso, sostenendo la tesi in quest’ultimo caso, che lui era entrato in possesso di alcuni libri dai quali sarebbero state estrapolate le domende dei quiz”, ha raccontato agli inquirenti un testimone. E continua: “Io rifiutai di pagare entrambe le somme richeste dal Pipitone, il mio rifiuto ha incrinato per sempre il mio rapporto con lui”. Secondo lo stesso testimone quelle dazioni di denaro venivano chieste come se fossero dovute, davanti a tutti: “Davanti a tutti gli allievi nel corso di una cena tenutasi presso il ristorante Sunshine di Alcamo Marina”.

“Borsellini in mano, belli gonfi. Minchia!”, così parlavano Maurizio Bommarito e Giacomo Rizzotto, due dei concorsisti indagati dalla procura di Trapani, dopo una visita a casa di Pipitone, dov’era andati per ricevere rassicurazioni sui concorsi. “Ni futteru a tutti”, dice invece Vito Renda al figlio Francesco poco dopo essere stato ascoltato dai magistrati. Agli atti delle indagini messaggi whatsapp e intercettazioni che ricostruiscono anche un sistema di pressione sui membri delle commissioni. Tutto per sostenere uno stile di vita “al di sopra delle loro possibilità”, racconta agli investigatori la cognata di Pipitone: vestiti firmati, automobili e e persino l’acquisto dimmobili, come ricostruisce l’ordinanza firmata dal gip Massimo Corleo.

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