Nel dibattito pubblico condizionato dalle vicende internazionali, i media nazionali sembrano essersi completamente dimenticati di ciò che fino a ieri sembrava essere il nemico numero uno per il nostro Paese: il Reddito di Cittadinanza. Tuttavia, anche senza il conflitto in Ucraina, difficilmente quotidiani e talk show avrebbero trovato uno spazio per raccontare, analizzare e commentare alcune delle più recenti informazioni diramate dall’Inps e che riguardano la misura.

L’Istituto di previdenza ha condotto un’indagine per capire se i percettori di Reddito avvertano un miglioramento della propria vita e della propria condizione generale. Parliamo di un campione decisamente consistente, pari infatti a 350mila beneficiari. La relazione finale non lascia spazio a fraintendimenti: il RdC ha migliorato il benessere percepito sotto ogni profilo: relazioni familiari, benessere psicologico, relazioni amicali, salute.

A dispetto di una narrazione tanto irrealistica quanto inaccettabile per la quale i beneficiari non sarebbero persone in povertà (madri, figli, pensionati, persone difficilmente reinseribili nel mercato del lavoro perché prive dei livelli minimi di istruzione) ma “parassiti”, dal sondaggio emerge che il RdC “ha prodotto effetti di allentamento dei vincoli al consumo dei beni di prima necessità” e che “al contrario non è riuscito ad allentare i vincoli al consumo di beni non strettamente necessari”. In altri termini, i sostegni economici erogati con il Reddito non sono stati spesi per comprare prodotti o servizi non necessari, bensì hanno incentivato l’acquisto di beni strettamente legati ai bisogni primari. In termini numerici, per il 41,5% della platea il contributo economico si è rivelato assolutamente fondamentale per i propri consumi; per il 39,4% lo è stato invece per sanare eventuali debiti con i privati e con lo Stato (multe in sospeso, per esempio).

L’indagine dimostra dunque che la certezza di riuscire a pagare l’affitto, le bollette o le sanzioni arretrate, e la sicurezza di poter comprare cibo, farmaci o indumenti, incide tanto sullo stato di salute quanto sulla qualità dei rapporti personali, in famiglia e fuori. Meno preoccupazioni, meno litigi, meno malanni, con un risparmio inimmaginabile per le casse dello Stato (meno cartelle esattoriali, meno sentenze, meno dipendenze, meno abbandoni scolastici, meno interventi delle forze dell’ordine).

A tutto questo si aggiunge naturalmente l’effetto positivo generato dalla misura sul fronte dell’occupazione. Ricordiamo che a novembre Anpal riferiva di 540mila percettori occupabili che, mentre percepivano l’aiuto, avevano trovato un lavoro; e che di questi il 32% ha trovato un’occupazione dopo avere sottoscritto il “Patto per il lavoro”.

Uscito dai radar dei media e delle discussioni politiche, il tema del sostegno a chi è in difficoltà deve restare però centrale nell’agenda politica. Lo dev’essere ora più che mai, vista anche l’inaspettata e difficile crisi energetica.

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