Un tempo youtuber, poi diventato scrittore e, oggi, anche imprenditore. Francesco Sole non ama le definizioni. “Non mi sono mai andate troppo a genio”, dice. Quando aveva poco più che vent’anni è diventato un idolo per la sua generazione. Merito di quelle poesie scritte sui post-it che tanto spopolavano sui social, e che gli avevano fatto conquistare addirittura un ruolo da conduttore a “Tu sì que vales”, accanto a Belen. E oggi? All’alba dei 30 anni (li compirà il 20 marzo) continua a sfornare libri, ma si è anche spostato dietro le quinte. “Un anno fa ho fondato con un socio, Paolo Cartago, una società creativa. Si chiama Sartoria”, svela in esclusiva a FqMagazine. Si occupano di management, consulenza, advertising e stretegie. “Sono sempre stato in continuo movimento. Ho sempre fatto tante cose, e questo è il progetto che mi sta impegnando negli ultimi anni. Questa realtà permette ai creativi o ai talent di esprimersi, come io ho avuto l’opportunità di fare quando ho iniziato. Amo essere circondato da creativi, e faccio di tutto per far collimare la mia vita da creativo, a quello di artista e a quella di imprenditore. Quando non riesco a far collimare tutto, invece di sbattere i pugni contro il muro, scrivo un’altra poesia”.

Non hai neppure 30 anni e hai già scritto 8 libri. Come te la vivi?
“Me la vivo molto bene. I 30 anni sono un giro di boa che io non sento così tanto. Sono contento di aver trovato una bellissima forma di espressione, che è quella editoriale. È un amore che, da quando è nato, non mi ha dato mai motivo di esser messo da parte. È un fidanzamento che sta durando parecchio. Se mi guardo indietro, a quando ho scritto il mio primo libro, è cambiato tantissimo nella mia vita: sono cambiati i social, è cambiato il mondo, ma non è cambiata la passione nel raccontare le storie”.

Hai detto: “Non smetterò mai di scrivere”.
“L’ho detto io davvero?”.

Sì, un anno fa a Fanpage.
“Beh, ne dico tante di cose (ride, ndr). Se l’ho detto, è così. Ci credo ancora, mi complimento con me stesso perché ci vuole tanta determinazione per dire una cosa del genere. Finché riuscirò a farlo, non smetterò mai”.

L’ultimo libro si intitola “L’amore ti trova sempre”. C’è tanto romanticismo?
“Il romanticismo caratterizza parecchio i miei libri, però in questo ho cercato di raccontare una sfumatura un po’ più moderna. La protagonista è cinica nei confronti dell’amore. Per la prima volta volevo cercare di raccontare qualcosa che fosse più legato al mondo d’oggi, dove le relazioni sono molto condizionate dalla virtualità. Per questo la storia è ambientata in un’app di dating”.

La protagonista si chiama come la tua ex, Giulia: è un caso?
“(ride, ndr) È un caso curioso, ma è anche un bel caso. Se guardo alle mie storie sentimentali del passato, al netto di malinconia o rabbia, ho avuto tutte relazioni importanti. Voglio bene a tutte le persone che sono passate dalla mia vita, Giulia in particolare (Giulia Caviglià, ex “Uomini e donne”, ndr). Stavolta però è un caso: quando scrivevo questo libro mi confrontavo spesso con Giulia de Le Donatella, e quindi il nome è un po’ arrivato da lì”.

Il tuo primo libro è uscito nel 2014. All’epoca ci furono grosse polemiche. Facchinetti, il tuo manager del momento, l’aveva definito “odio a fiumi senza motivo”. Giovane, famoso, amato, ma anche circondato da tanto hating…
“Non la vivevo benissimo, mentirei se dicessi il contrario. Avevo un po’ di amarezza nel vedere la macchina mediatica accanirsi così tanto. All’inizio la vivevo male, poi ci ho fatto il callo. Da quel momento lì, proprio sulla rete che mi aveva tanto apprezzato ma anche mostrato tanto odio, ho iniziato a condividere sensibilità, gentilezza, dolcezza. Non era casuale, sentivo la necessità di combattere quella battaglia con del romanticismo”.

All’inizio della tua carriera sul web avevi detto che scrivere e fare video era un’arma per combattere il tuo malessere. Lo è anche oggi?
“Lo è anche oggi, sì. Penso che lo possa essere per tutti. Oggi siamo al centro di un costante tornado di informazioni, di punti di vista. Tutto questo turbine a volte ci porta un po’ lontano da quello che pensiamo. Siamo un po’ ubriachi di tutte queste informazioni che ci passano attorno. Fermarci a scrivere ci permette di leggere quello che pensiamo, è una cosa che può aiutare tanto chiunque. La scrittura può essere davvero una terapia. Quando sono arrabbiato – con qualcuno, con me stesso, con il mondo –, invece di sbattere il pugno contro il muro, mi metto lì, scrivo e sto meglio. Ho risparmiato un sacco di soldi (ride, ndr)”.

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