Niente gatti russi in esposizione. Eh sì, la russofobia derivata dalla guerra in Ucraina miete vittime celebri. Dopo la messa al bando di un corso universitario su Dostoevskij, il ritiro dal mercato della Pennsylvania della vodka russa (che poi è lituana, ndr), ecco che l’apice dell’antiputinismo lo tocca la Federation Internationale Feline, ovvero l’associazione che gestisce pedigree ed esposizioni feline in ogni paese associato (sono circa una trentina, tra cui molti paesi europei) nel mondo.

La FIFe ha prima mostrato la propria contrarietà e il proprio dolore di fronte alla guerra scatenata dai russi all’Ucraina affermando che “il comitato esecutivo FIFe è sconvolto e inorridito” e che “i nostri compagni appassionati di felini ucraini stanno cercando disperatamente di prendersi cura dei loro gatti e altri animali in queste circostanze difficili”, citando quindi tesserati polacchi, rumeni e moldovi che starebbero aiutando i gattofili ucraini. Ma poi ecco la decisione che lascia stupefatti: “Nessun gatto allevato in Russia può da oggi essere importato e registrato in qualsiasi libro genealogico FIFe al di fuori della Russia”; e ancora: “Nessun gatto appartenente a espositori residenti in Russia può essere iscritto a qualsiasi fiera FIFe al di fuori della Russia”. Insomma tempi duri per i gatti russi. In attesa, ovviamente, dell’abiura al presidente Putin con un miao.

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