Julian Assange potrà presentare un nuovo ricorso contro l’estradizione negli Stati Uniti, dove rischia una condanna fino a 175 anni di carcere per le rivelazioni di segreti di Stato, contenenti anche le prove di crimini di guerra in Afghanistan e Iraq, attraverso la piattaforma Wikileaks. Lo ha deciso la Corte di Londra, dopo che lo stesso tribunale aveva ribaltato, il 10 dicembre scorso, la sentenza di primo grado emessa un anno fa e che negava la consegna dell’attivista a Washington.

La decisione è l’ultimo passo nella lunga battaglia dell’attivista per evitare di essere estradato in Usa dove dovrà rispondere all’accusa, tra le altre, di spionaggio. Poco più di un anno fa, un giudice del tribunale distrettuale di Londra ha respinto una richiesta di estradizione sulla base del fatto che Assange avrebbe rischiato di suicidarsi se detenuto nelle dure condizioni carcerarie degli Stati Uniti. L’Alta Corte, a dicembre, ha ribaltato quella sentenza dopo che gli Stati Uniti avevano promesso che il fondatore di Wikileaks non avrebbe dovuto affrontare condizioni severamente restrittive. Ora Assange spera di presentare ricorso alla corte suprema britannica.

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