A volte la vita dei super miliardari può anche essere “dura”. Lo è stata la scorsa settimana quando hanno dovuto assistere al crollo dei mercati e osservare inerti i loro patrimoni ridursi complessivamente di una settantina di miliardi di dollari (62 miliardi di euro). Ad Elon Musk di Tesla è andata peggio di tutti, in 5 giorni il suo gruzzolo si è assottigliato di 25 miliardi, deve ora accontentarsi dei 243 miliardi di dollari che gli sono rimasti. La sua Tesla ha perso in borsa il 7,4% e così il valore della partecipazione dell’imprenditore sudafricano. Settimanaccia anche per Jeff Bezos che si ritrova in tasca 20 miliardi di meno. Il suo patrimonio è sceso a 167 miliardi. Amazon è andata molto male, ha perso quasi il 12% in una settimana. Bezos conserva nella società una quota azionaria relativamente ridotta, pari al 10%, che rappresenta comunque un investimento da 145 miliardi.

Larry Page di Alphabet (Google) si trova con un patrimonio di 116 miliardi, ossia 7,6 miliardi in meno dello scorso weekend. Mark Zuckerberg di Facebook (ora Meta) ha perso invece 10 miliardi. Giornate da dimenticare anche per Chanpeng Zhao, fondatore di Binance ,uno dei principali operatori in criptovalute. Il bitcoin ha seguito gli indici nel tracollo, ha perso circa il 50% rispetto ai picchi dello scorso novembre, e il patrimonio dell’imprenditore è sceso di quasi 18 miliardi, sotto i 75 miliardi di dollari. Bill Gates ha da tempo assottigliato la sua partecipazione in Microsoft. Il disimpegno ha permesso a Gates di limitare le perdite della settimana a 4,5 miliardi. Ha da parte ancora 128 miliardi. Si dedica, dice, alla filantropia. La sua Bill e Melinda Gates foundation sostiene finanziariamente il programma vaccinale contro il Covid ma si oppone ferocemente a qualsiasi ipotesi di liberalizzazione dei brevetti sul farmaco.

Per provare a trattenere le lacrime è forse utile ricordare a quanto ammontino le tasse che pagano questi che sono gli uomini più ricchi del mondo. Lo ha calcolato l’organizzazione statunitense Propublica rapportando i versamenti effettuati al fisco con gli incrementi del valore delle rispettive partecipazioni azionarie. Jeff Bezos se la cava con un’aliquota dell’1%, come se un operaio pagasse in tasse circa 200 euro in un intero anno. Per Elon Musk è più dura: prelievo del 3,2%. Il recordman dell’aliquota è il finanziere Warren Buffet con uno strabiliante 0,1%. Buffet è più volte intervenuto pubblicamente per esprimere le sue preoccupazioni per le crescenti diseguaglianze.

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