di Giuseppe Sciarra

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rinascita del cinema italiano – checché ne dicano tante persone che al cinema non vanno o che sono dipendenti dal cinema statunitense oppure che ritengono che il cinema d’autore non è più cosa nostra. Il livello qualitativo del nostro cinema è nettamente migliorato dopo gli anni bui della nostra cinematografia: mi riferisco soprattutto al decennio dei Novanta quello dei cinepanettoni, dove il cinema italiano era circoscritto ai soliti generi e in cui eccetto i vari Tornatore, Salvatores, Taviani, Ciprì e Maresco, Capuano, Martone e pochi altri, la nostra filmografia non si è espressa proprio al massimo delle sue possibilità se raffrontata agli anni d’oro di Cinecittà.

Il prossimo passo per completare questa rinascita dovrebbe essere che queste produzioni vengano premiate di più al box office. Tanti di questi film passano purtroppo in sordina oppure non hanno il successo che meriterebbero. Lo stesso film di Gabriele Mainetti Lo chiamavano Jeeg Robot benché sia stato un buon successo al botteghino non lo è stato come avrebbe meritato. Come è possibile che il pubblico non premi abbastanza queste opere, le quali non hanno nulla da invidiare ad altre cinematografie?

Una delle cause è sicuramente la forte influenza del cinema americano. Per molte persone, soprattutto per quelle che non sono avvezze al cinema d’autore, il cinema è statunitense. Tutto il resto sono copie sbiadite di quel cinema. Sicuramente ci sono produzioni italiane che scimmiottano quelle americane fallendo l’obiettivo ma ce ne sono tante altre che cercano una via alternativa a quel tipo di cinema, penso all’ultimo Diabolik dei Manetti Bros che è stato ingiustamente demolito da una parte della nostra critica o al meraviglioso Dogman di Matteo Garrone che è si un film d’autore ma che potrebbe essere guardato e apprezzato da chiunque.

Un altro problema è che una parte della nostra critica cinematografica è troppo severa nei giudizi di certe opere di nostri connazionali e molto meno verso le opere di tanti cineasti stranieri che anche se fanno film meno belli dei nostri non ricevono stroncature lapidarie come avviene per noi. Se certa critica fosse meno dura verso quelle produzioni italiane meritevoli di essere apprezzate ciò farebbe bene alla causa del cinema italiano e contribuirebbe a rieducare il pubblico.

E qui andiamo alla nota dolente di tutta la faccenda. Il pubblico italiano dopo anni di tv spazzatura che ha notevolmente contribuito ad abbassare il livello culturale del paese andrebbe educato ad altri tipi di cinema (andrebbe rieducato anche a un altro tipo di televisione ma questa è un’altra storia). Viviamo un periodo storico in cui i nostri autori (e artisti) stanno riscoprendo il piacere di rimettersi realmente in gioco e di rinvigorire la cultura percorrendo delle strade diverse che non hanno necessariamente come faro gli Stati Uniti.

Questa scelta deve essere supportata maggiormente dalle nostre istituzioni e da tutti gli organi e apparati del mondo della cultura affinché questa rinascita del cinema italiano raggiunga pieno compimento. Questo non vuol dire rinnegare il cinema statunitense ma supportare e valorizzare anche il nostro cinema (e le sue idee) affinché sia possibile percorrere più strade senza il rischio di perdere pubblico perché non ci uniformiamo agli standard americani.

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