La partita del Quirinale, con il primo voto atteso per il 24 gennaio, impone di non emergere altre linee di frattura di una maggioranza sfilacciata. E suggerisce, di conseguenza, di far slittare a dopo l’elezione del nuovo presidente una serie di dossier che governo e Parlamento avrebbero dovuto affrontare a stretto giro. La lista comprende l’esame in commissione del cruciale disegno di legge delega sulla riforma fiscale, su cui i partiti rischierebbero di spaccarsi. E la riforma delle concessioni balneari, che è stata lasciata fuori dal ddl concorrenza ma dopo l’accelerazione imposta dal Consiglio di Stato era attesa per metà gennaio. Quanto al nuovo scostamento di bilancio per finanziare ristori ai settori colpiti dalle restrizioni prenatalizie, invocato da Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, come confermato lunedì da Mario Draghi il governo non è intenzionato a metterlo in cantiere a breve: per ora i nuovi ristori dovranno attingere e risorse già messe a disposizione dalla legge di Bilancio o da precedenti decreti non utilizzate. Bocce ferme, insomma, fino a dopo la scelta del futuro inquilino del Colle.

Possibile battaglia sulla delega fiscale – In qualche caso, va detto, c’entra anche la variante Omicron: l’aumento dei contagi ha coinvolto pure il personale tecnico dei partiti. Anche per questo la presentazione degli emendamenti alla delega fiscale nella commissione Finanze della Camera, prevista per il 10 gennaio, è stata rinviata a venerdì 14. I tempi si allungano e le votazioni difficilmente procederanno senza intoppi visto che i partiti, al netto della mediazione raggiunta nel documento conclusivo sulla riforma Irpef approvato la scorsa estate e sfociato nella revisione delle aliquote a favore dei redditi medio-alti, sono divisi. La Lega, dopo aver platealmente disertato il consiglio dei ministri per protesta contro l’ipotesi di revisione del catasto, ha promesso battaglia su quella che ritiene una “patrimoniale” anche se Draghi ha giurato che si tratterà di un mero aggiornamento della mappatura senza aggravi per nessuno. E Matteo Salvini non ha rinunciato all’allargamento della flat tax ai redditi fino a 100mila euro. L’iter in commissione, poi, costringerà la maggioranza a confrontarsi sull’articolo 4 che prevede una razionalizzazione delle aliquote Iva “con l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti e alla promozione dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili”. Lo scontro sembra inevitabile visto che il centrodestra sostiene la necessità di calmierare le bollette puntando sul gas e sul presunto “nucleare pulito” mentre il segretario Pd Enrico Letta si è detto contrario. Divisioni inopportune da far emergere in Parlamento prima del voto per la presidenza della Repubblica, che imporrà un esercizio di mediazione.

Sulle concessioni decidono i balneari – Sulle concessioni balneari, la cui proroga al 2033 è stata cassata dal Consiglio di stato, la partita è in mano ai ministri leghisti Massimo Garavaglia e Giancarlo Giorgetti. Che a fine dicembre invece di adottare un correttivo hanno rinviato, annunciando direttamente ai concessionari la creazione di un tavolo tecnico per “definire rapidamente una soluzione condivisa“. Il risultato è che confederazioni e sindacati del comparto – che con l’aiuto della politica ha sempre dribblato l’applicazione della normativa europea sulla messa a gara – hanno annunciato di essere pronti a “indicare propri tecnici per il confronto normativo”. Come dire che intendono partecipare in prima persona alla stesura della riforma, con il benestare dei ministri competenti e poche voci dissonanti (Legambiente e due parlamentari M5s). Intanto a livello locale ferve l’attività di lobbying e fioccano proposte di assessori e addirittura governatori regionali – è il caso di Stefano Bonaccini – che sottoscrivono piattaforme condivise con le associazioni di categoria per “salvaguardare il valore delle imprese”. Tradotto: quando si faranno le gare gli attuali concessionari devono partire in vantaggio. Improbabile che una decisione venga presa nelle prossime due settimane.

Scostamento rinviato – “La legge di bilancio appena approvata già prevede degli stanziamenti per settori in difficoltà. Per il momento usiamo queste misure. Non abbiamo riflettuto se sia necessario uno scostamento di bilancio”. Il premier durante la conferenza stampa del 10 gennaio ha ufficializzato che non è alle viste la richiesta al Parlamento di un nuovo aumento del deficit – dopo i 140 miliardi chiesti dal governo Conte e i 40 messi in campo da Draghi – per finanziare sostegni a turismo e locali notturni. Un decreto ad hoc, che probabilmente non conterrà la proroga della cig Covid è atteso in settimana, ma sarà finanziato con fondi già a disposizione dei ministeri. Nonostante il pressing di Lega e M5s, ogni valutazione sulla necessità di fondi aggiuntivi deve attendere febbraio.

La riforma del Csm – Dossier economici a parte, in ballo c’è anche la riforma del Csm. I tempi sono stretti visto che il rinnovo è in calendario per la fine di giugno. La ministra Marta Cartabia aveva annunciato entro Natale la presentazione in cdm degli emendamenti al ddl fermo al Senato, ma ancora non ce n’è traccia. Occorre trovare un compromesso riguardo alle norme sul divieto di “porte girevoli” tra politica e magistratura e sul sistema elettorale, con la ministra contraria all’ipotesi sorteggio che piace ad alcuni consiglieri – Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita – e vede favorevole il centrodestra. “Cercherò una convergenza tra i partiti”, ha promesso Cartabia a inizio dicembre. Poi il tema è uscito dai radar.

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