“Così a metà febbraio l’Italia rischia almeno 500 morti al giorno“. È questa la previsione che arriva dagli Stati Uniti sull’andamento della pandemia nel nostro Paese: a farla è l’Institute for Health Metrics and Evaluation, l’istituto dell’Università di Washington finanziato dalla Fondazione di Bill Gates, secondo cui il picco dei decessi, che adesso si attesta tra i 100 e i 200 al giorno, è ancora distante. Arriverà fra 30 giorni, nel mese di febbraio, e potrebbe riportare alla memoria i mesi più bui della pandemia, facendo registrare ancora tra i 343 a 576 morti al giorno. L’ampiezza della forchetta dipende dalle tante variabili in gioco: dal rispetto delle misure di sicurezza come l’utilizzo della mascherina Ffp2 all’andamento della campagna vaccinale, fino al reale impatto della variante Omicron.

Al momento, infatti, come ha sottolineato l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, le vittime che registriamo sono pazienti che si sono infettati almeno un paio di settimane fa, quando ancora in Italia era la variante Delta a circolare diffusamente: non abbiamo ancora, quindi, un dato certo sulla letalità di Omicron. Secondo l’Ihme, non è solo il numero degli attualmente positivi a crescere esponenzialmente ogni giorno, arrivando in certi Stati a sfiorare il milione e mezzo di casi, ma anche quello delle vittime, che ha iniziato a raddoppiarsi.

L’ipotesi di sfondare la quota 400 decessi non è remota, potrebbe davvero diventare realtà tra qualche settimana”, ha detto a Repubblica Lorenzo Monasta, epidemiologo del Burlo Garofolo di Trieste che collabora dall’Italia con Ihme. Il Centro europeo per il controllo delle malattie ha fissato il picco dei contagi di Omicron intorno alla fine di questo mese “però – sottolinea Monasta – potrebbe anche anticipare un po’ anche rispetto alle stime di Ihme, cioè presentarsi tra il 20 e il 30 di gennaio. Non è escluso che ci si avvicini ai 500 mila casi al giorno, come dice l’istituto dell’Università di Washington — prosegue l’epidemiologo — L’occupazione dei letti ospedalieri salirà ma non arriveremo ai livelli dei momenti più duri della pandemia”. Il calo della circolazione avverrà “sia per le restrizioni che per i vaccini, come è successo altrove”.

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