Il tema dell’integrazione dei migranti è di fondamentale importanza per le società europee e in particolare per la nostra, dato che l’Italia è, volente o nolente, un Paese di frontiera, su cui si riversa in prima istanza l’impatto della fuga di massa da situazioni sempre più invivibili a causa di un sistema internazionale perverso che non riesce a venire a capo di problemi, come il degrado ambientale, la diffusione delle pandemie, la crescita delle diseguaglianze, il proliferare di confitti e di regimi basati sulla negazione dei diritti umani più essenziali, che mettono a rischio il futuro globalmente inteso.

Si tratta di una sfida indubbiamente difficile, da affrontare tenendo conto dei vari aspetti che essa presenta, che sono di carattere economico, sociale e culturale. il primo principio da tenere presente è che il futuro dell’umanità è indivisibile. Di tale principio abbiamo ogni giorno conferme indiscutibili. Non sarà possibile fermare le pandemie, che si scatenano producendo in continuazione nuove e sempre più micidiali varianti del virus, finché tutta la popolazione mondiale non sarà vaccinata, il che impone di eliminare barriere alla cooperazione internazionale in materia come i brevetti e di promuovere iniziative come i vaccini cubani, ottenuti da uno Stato piccolo e assoggettato da oltre sessanta anni a un tremendo bloqueo da parte della principale potenza mondiale e che costituiscono oggi un’alternativa concreta allo strapotere monopolistico delle multinazionali chimico-farmaceutiche che hanno come propria stella polare esclusiva l’ottenimento di profitti sempre più esagerati.

Non sarà possibile fronteggiare il cambiamento climatico senza trasformare in profondità il modello di sottosviluppo, guidato anch’esso dal profitto, che determina sprechi, consumismo ed emarginazione sociale ed economica di interi continenti e che ha le sue radici nel Nord detentore del potere industriale e finanziario di cui facciamo parte a pieno titolo. Non sarà possibile combattere le diseguaglianze senza usare in modo adeguato la leva fiscale, cosa che non sappiamo fare neanche nel nostro contesto nazionale, come dimostrato dal sacrosanto sciopero generale di giovedì 16 dicembre e che a livello internazionale vede l’adozione di misure eccessivamente blande e tutto sommato inefficaci come la tassazione delle multinazionali per una percentuale minima dei loro profitti che è stata concordata qualche tempo fa. Non sarà possibile frenare i conflitti e le tirannie se le industrie produttrici di armamenti continuano ad esportarli senza ritegno avendo come unico criterio decisionale l’espansione del relativo mortifero mercato.

Le migrazioni di massa nascono da questo contesto e dalla scelta dell’Occidente di non porre alcun argine ai fattori che le alimentano ma anzi di rafforzarle. Risulta peraltro non solo profondamente ingiusto ma illusorio, pensare, come fanno i caporioni della destra, da Salvini alla Meloni, ma anche molti governi europei, incluso per tanti versi il nostro, di fermare le migrazioni mediante i muri, reali o metaforici, e l’allestimento, a caro prezzo sia finanziario che politico, di enormi campi di concentramento nei Paesi confinanti col territorio europeo, dove come in Libia, vengono perpetrate tremende violazioni dei diritti umani dei migranti mediante uccisioni, torture, stupri e riduzione in schiavitù colla complicità intollerabile di Paesi come il nostro.

L’opera, fortemente controcorrente rispetto a questo impresentabile modello, di Mimmo Lucano, nella sua qualità di sindaco di Riace, è stata meritoria, per aver costituito le basi di un modello diametralmente opposto, subito imitato da altri, in Italia e all’estero, efficace nell’ottenere un’integrazione basata sul riconoscimento di diritti e la costruzione di un contesto socioeconomico valido anche per contrastare lo spopolamento di zone abbandonate a se stesse e alle mafie dal neoliberismo. La feroce reazione governativa e giudiziaria che ne è conseguita è – a mio parere – il frutto di pressioni volte in sostanza a permettere la continuazione del disumano sistema di sfruttamento ed oppressione vigente. Nulla aggiungono a tale giudizio le motivazioni della sproporzionata sentenza di condanna a Lucano a una pena di entità notevolmente superiore a quelle inflitte a mafiosi e corrotti conclamati, mentre in taluni casi omicidi come quello commesso da un assessore leghista a Voghera di cui è stato vittima un migrante restano a tutt’oggi impuniti.

Ecco perché mi pare che l’editoriale del 18 dicembre del direttore Marco Travaglio sbagli bersaglio. I giudici non sono certamente dotati di un’infallibilità che oramai non si riconosce neanche più al Pontefice romano. Prendiamone atto e ragioniamo sui fatti. Ciò mi sembrerebbe peraltro in coerenza cogli ideali di giustizia e democrazia portati avanti dal Fatto di cui mi onoro di essere, con oltre mille post in quasi undici anni, uno dei blogger più prolifici.

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