“Non c’è nessuna possibilità che, come Stato italiano, ci fermiamo di fronte alla ricerca di verità e giustizia per Giulio Regeni”. Così il presidente della Camera Roberto Fico ha risposto alla richiesta di sostegno arrivata dai familiari del ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto il 25 gennaio 2016, che a Genova assieme alla loro legale Alessandra Ballerini hanno rilanciato l’importanza di sbloccare il processo la cui prossima udienza è prevista il 10 gennaio.

“Abbiamo – ha aggiunto Roberto Fico – un documento molto importante, votato all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari della relazione della commissione d’inchiesta, dove si dice nero su bianco che le forze della polizia egiziana, la National Security, hanno sequestrato torturato e ucciso Giulio Regeni”.

A fronte di queste certezze dell’accusa, risulta incomprensibile come gli imputati possano non essere raggiungibili per motivi burocratici relativi all’indirizzo per la ricezione dei documenti processuali che l’Egitto non vorrebbe fornire. “Siamo immensamente felici che Patrick Zaki sia stato liberato, anche se ancora non assolto – ha aggiunto la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi – ma ricordiamoci che ogni giorno in Egitto ci sono altre tre persone che vengono arrestate e a volte fatte sparire”. Perché non è stato possibile avere quattro indirizzi ai quali notificare agli imputati gli atti dell’indagine per la tortura e l’uccisione di Giulio? Per i familiari ci sono anche molti conflitti di interesse sui quali bisognerebbe fare piena luce.

“Come si fa a volere contemporaneamente sia fatta giustizia per Giulio e continuare a commerciare armi con l’Egitto, in aperta violazione della legge che vieta la vendita di armamenti a paesi che violano diritti umani?” La domanda (che rimane inevasa) posta da Claudio Regeni di fronte alla platea del teatro Duse di Genova, gremita per l’iniziativa “Fare cose insieme per Giulio”.

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