La notizia è di pochi giorni fa. Il Ceo di un’azienda americana, Better.com, licenzia 900 dipendenti con una video call di due minuti e mezzo su Zoom. L’amministratore delegato si chiama Vishal Garg.

Il primo errore è stato la scelta del timing. Comunicare il licenziamento a inizio dicembre ha immediatamente creato nei dipendenti una frizione emotiva tra il benessere della pausa natalizia e lo spauracchio di aver perso il lavoro. Per molte delle 900 persone l’ansia di trovare un nuovo impiego prenderà il sopravvento sulla gioia di spendere un momento di festa in famiglia. Un cortocircuito che alimenta la reazione negativa.

Il secondo errore è stato la strutturazione del setting. Il Ceo appare distante, in un contesto asettico e poco professionale. Non c’è simmetria nell’inquadratura, non c’è ordine sul tavolo – uno spiacevole riflesso dello stato confusionale in cui vive l’azienda. L’amministratore delegato, tra l’altro, getta continuamente lo sguardo verso il basso per leggere il copione da recitare. Neanche la briga di memorizzare il discorso e guardare negli occhi i suoi interlocutori.

Il terzo errore è stato la definizione dello script. “Volevo che lo sapeste da me”, “questa è la seconda volta che devo prendere una decisione simile”, “davvero non vorrei farlo”, “l’ultima volta che l’ho fatto, ho pianto”, “stavolta spero di essere più forte”.

Ad ascoltare il discorso, il focus è totalmente spostato sul Ceo. Vishal Garg racconta delle sue, di emozioni, come se fossero importanti agli occhi di chi ha perso il lavoro dall’oggi al domani.

Aggiungo un extra, che riguarda il mezzo usato, Zoom. Se vuoi utilizzare uno strumento di videoconferenza per dare una comunicazione così delicata, almeno mettiti davanti alla camera e usa le micro espressioni del volto per esprimere sincero dispiacere. Inoltre, se nel 2021 pensi davvero di convocare 900 dipendenti senza anticipargli il tema della chiamata, aspettati che buona parte di loro fiuti il pericolo, filmi tutto e lo distribuisca online.

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