Si è fatto un gran parlare in questi giorni del summit dei capi di Stato sull’ambiente (a proposito, perché non hanno fatto una conferenza in streaming anziché prenderci per i fondelli usando aerei e auto di grossa cilindrata?) e del classico topolino che la montagna ha partorito. Non poteva essere altrimenti: non si può invertire lo sviluppo capitalista. Ma, quanto meno, pur senza parlare di decrescita, ci si potrebbe aspettare che in tutto il mondo si rinunciasse a tagliare alberi, segnatamente nelle zone boschive.

“Gli alberi sono le colonne del mondo, quando tutti gli alberi saranno tagliati il cielo cadrà sopra di noi”: invece si continua come se nulla fosse e per le ragioni più svariate. In Italia si va dai favori alla Federlegno del Testo Unico licenziato dal governo del grigio Gentiloni ai tagli per le olimpiadi “verdi” di Cortina. Scusate la prolusione ma queste parole trite e ritrite servono per venire a un caso specifico.

Castagnole Monferrato è un Comune a nord di Asti; conta poco più di 1000 abitanti ed è noto soprattutto per la produzione del “Ruchè”, un nobile rosso ottenuto da un vitigno antico e solo di recente rivalorizzato. L’ambiente è ancora in parte naturale, laddove a campi coltivati si alternano estese formazioni boschive. Ed è proprio in mezzo ai boschi che da ben cinque anni (un primo procedimento decadde ed è stato ripresentato pressoché identico la scorsa estate) viene portato avanti da un soggetto privato, la Monferrato s.r.l. (con il favore dell’Amministrazione comunale) un progetto per la realizzazione di un grande impianto per la pratica, anche a livello agonistico, del motocross, progetto che prevede la realizzazione di non una bensì due piste, una di prima categoria (gare internazionali) e una di seconda.

Area interessata, come detto, boschiva, di ben 14 ettari, cui occorre aggiungere sicuramente le aree destinate a parcheggi e servizi. Presumibilmente più del doppio se è vero che il soggetto agente ha acquistato un’estensione di boschi pari a circa 40 ettari.

Il progetto è attualmente in fase di VIA (Valutazione di impatto ambientale, ndr) e l’esito appare scontato. Ma mi domando: si sente davvero il bisogno di eliminare almeno 140.000 mq di bosco quando in Piemonte si contano già ben 29 piste da motocross, ed una sta per essere inaugurata nel comune di Felizzano, ad una dozzina di chilometri da Castagnole Monferrato?

Ma, oltre all’aspetto ambientale, oltre a quello relativo alla sovrabbondanza di impianti, la vicenda presenta altresì un aspetto peculiare e singolare. Nei pressi della futuribile pista si snoda un sentiero facente parte della Rete Regionale dei Percorsi Escursionistici e, in quanto percorso accatastato, esso è equiparato ai manufatti ai quali risulta applicabile la normativa nazionale sull’inquinamento acustico. Tradotto: il sentiero e la pista non potrebbero coesistere. Ecco allora l’escamotage: declassificare il sentiero. Operazione che diligentemente l’Amministrazione comunale ha portato avanti, duramente contestata dalle associazioni ambientaliste, ma che per il momento è stata bloccata.

Del resto, come ricorda l’amico Stefano Deliperi del G.R.I.G., la stessa Arpa Piemonte, in merito al progetto, ha affermato “lo svolgimento delle diverse attività motoristiche presso l’impianto determinerà una situazione di ‘disturbo diffuso’ che sarà sicuramente percepito dai recettori individuati nei Comuni limitrofi e nelle frazioni di Castagnole Monferrato, Portacomaro con escursioni sonore accentuate da momenti di inversioni termiche atmosferiche, nebbie, situazioni di vento favorevole.

Le associazioni di cui sopra hanno di recente inviato una lettera anche al ministro Cingolani per denunciare l’assurdità di un progetto a puri scopi ludici che confligge sia con la tutela della biodiversità, sia con la politica (ma esiste?) di riduzione della CO2. Esperienza dimostra che probabilmente né le sacrosante ragioni degli ambientalisti né il presente post riusciranno a raggiungere qualche risultato…

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