Nel Teatro della scrittura, evocato dalla brillante prefazione di Matteo Palumbo, si annuncia al lettore la virtù del rabdomante attribuita all’autore di un volume che contiene un racconto di racconti. Per semplificare la vita all’ambasciatore della lettura, che scrive la presente recensione, si ritiene di prendere in prestito un’immediata “impressione” letteraria del generoso Palumbo dove si narra di “un continuo gioco di specchi tra libri distanti che rivela la ricchezza dei palinsesti volta per volta rintracciabili”.

Salvatore Silvano Nigro possiede – anche in questo prezioso Una spia tra le righe edito da Sellerio – la straordinaria capacità di dipingere dei quadri narrativi che, al pari dell’arte figurativa, consentono una piacevole immersione nelle diverse opere esaminate e citate. E’ un libro che, se dovesse capitare, come si spera, tra le mani di docenti con le finestre aperte sul futuro e con le porte sulla conoscenza del passato, potrebbe consentire a studenti, spesso svogliati o annoiati, di avvicinarsi alla letteratura con un valore culturale garantito nel tempo.

C’è Alessandro Manzoni, non solo confinato all’interno di rigidi e immutabili programmi scolastici ma attualizzato dalle concrete ricadute sociali. Basterebbe riportare una “moderna” descrizione di Renzo per capirne anche le sfumature che sembrano uscite dal pennello di un pittore. E’ come se la pittura in queste pagine potesse adattarsi alla letteratura in un costante gioco delle parti tra tavolozza e taccuino. E poi c’è quel Mario Soldati che rientra finalmente a pieno titolo tra i grandi letterati e liberato dal generico appellativo di poliedrico conoscitore di tutto a discapito, invece, del suo “meridiano” sapere e non solo cinematografico o televisivo.

Le righe, quelle che compongono anche il titolo, sono una miniera di informazioni “strutturali” come colonne portanti di un tessuto connettivo in grado di coniugare, al tempo stesso, divulgazione e accademismo. Emergono come pagliuzze al sole tutte le splendide illuminazioni dell’attento trovatore Nigro che si “diverte e si estenua” in una ricerca continua e meticolosa. Ogni singola pagina si compone di mosaici emozionali di quelli che causano al lettore appassionato un sospiro di bellezza, come nuove epifanie narrative che si rigenerano a ogni lettura.

E’ un volume piacevole da leggere e ancor di più da rileggere in ogni stagione. Freschezza e calore abitano in queste pagine che creano e ricreano atmosfere tattili e ricolme di una nuova luce su fatti e contesti.

Nigro accende la curiosità e la riempie di significati che ringiovaniscono il modo di leggere e di scrivere. Siamo di fronte a una galleria letteraria popolata da giganti italiani e internazionali con “personaggi e interpreti” che hanno lasciato un segno e un sogno indelebile: dalla Yourcenar a Sciascia passando per figure meno contemplate. Come quel Bonaviri che per un punto perse il Nobel o Elvira Mancuso “portatrice di molte verità che non invecchiano”.

Basta scorrere l’indice per incontrare lo sguardo attento di autori universali, per l’autorevole “tramite” di Nigro, capaci di raccontare la loro vita e quelle vissute nei rispettivi capolavori. Per concludere si torna all’inizio con un incisivo passo di Giorgio Manganelli che ci ricorda che “compito del lettore è di sapere quali parole nasconda una parola, e quali uno spazio bianco; e viceversa”.

La mirabile operazione di Nigro è stata precisamente quella non solo di semplificare il compito, ma di indicare la strada maestra al lettore e così quel compito si trasforma in arricchimento.

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