A due giorni dal lavoro del Fatto Quotidiano che ha ricostruito l’impegno degli staff di Renzi per costruire una macchina di orientamento dei social – con tanto di piano Rondolino per attaccare gli avversari – l’ex presidente del Consiglio continua a rispondere a domande che nessuno gli ha fatto – “Nessun accordo con Lega o M5s” – e a non rispondere alle questioni che i giornali gli pongono: “Dicono che avevamo la macchina del fango” ma “siamo quelli che il fango lo hanno subito” scrive su facebook, dimenticando che non è che “dicono” ma c’è un’email di un suo collaboratore (Fabrizio Rondolino) inoltrata dalla sua posta. Lui sostiene che poi “ha detto di no”, ma non si sa come né quando. E non risulta che abbia respinto la proposta di Rondolino con qualche atto concretto, visto che – come diceva ieri il senatore di Iv Leonardo Grimani – “attaccavamo M5s e Lega per le stesse cose”. Ma la questione ora inevitabilmente scivola sul piano politico, che non si riduce solo all’apparente battibecco politico se è vero che nel prossimo mese la maxi-maggioranza del governo Draghi sarà chiamata a votare la manovra finanziaria e soprattutto qualche settimana dopo dovrà votare il nuovo capo dello Stato.

C’è per esempio il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che parlando a margine a una convegno sottolinea che “le manie di persecuzione, la sindrome di accerchiamento che c’è in tutti i politici, in Renzi sono elevati all’ennesima potenza“. L’inchiesta Open, aggiunge il ministro M5s, mette in evidenza che “rispecchia benissimo il fatto che ha l’1,1% dei consensi, ma si comporta come avesse il 40%”. “Ho letto le inchieste giornalistiche di questi giorni sulla Fondazione Open – afferma Di Maio – Viene fuori che stavano costruendo un sistema che serviva ad annientare politicamente Grillo, Di Maio, Di Battista e gli esponenti del M5s. Quando ho letto certe cose non mi è sembrato inquietante ma un pò triste, perché è la testimonianza che Renzi considera sempre la causa dei suoi consensi gli altri, non se stesso. Lo scrivo nel libro, ed è valso anche per me, arriva un momento in cui un leader crede di essere il ‘Re Sole’ che siccome è in difficoltà vede attorno a sé persone che pensa lo stiano accerchiando, come una mania, una sindrome. Nel caso di Renzi sono elevate all’ennesima potenza“.

E poi per quanto Enrico Letta – in un’intervista alla Stampa – non chiarisca se ancora sia davvero possibile che il campo largo che immagina – che si chiami Ulivo o chissà come – comprenda ancora ciò che resterà di Italia Viva, il segretario del Pd dice di essere rimasto “esterrefatto” a leggere le ricostruzioni sulla Bestia o come si voglia chiamare. Letta non aggiunge altro, dice, “perché lo stato del dibattito politico in Italia è tale, per la storia che ci portiamo dietro, che qualsiasi cosa io dica diventerebbe un caso”. Ma accosta questa vicenda alle questioni di cui fu accusato Donald Trump ai tempi dell’elezione a presidente degli Stati Uniti: “Erroneamente continuiamo a pensare che il tema siano le fake news – dice ancora alla Stampa – E invece il tema sono le campagne occulte di disinformazione. Come quella che nel 2016 aveva portato all’elezione di Trump negli Stati Uniti. Su quello bisogna agire a livello europeo”.

Poi c’è la posizione di Carlo Calenda, appena accolto a braccia aperte dai renziani nel raggruppamento macroniano all’Europarlamento, Renew Europe. Il leader di Azionea Radio24 dice che “gli fanno schifo” (letterale) i metodi come quelli di Rondolino, all’epoca collaboratore stretto dell’ex premier, aggiunge che è “eticamente inaccettabile quello che fa Renzi sul piano delle consulenze” (cioè essere pagato dall’Arabia Saudita). La conclusione del sillogismo di Calenda è che in realtà bisogna prendersela con i giornali. “Attenzione su quello che sta succedendo oggi con pezzi di intercettazioni che finiscono ogni giorno sui giornali e con polemiche stupide come quella su Renzi perché poi questa Bestiolina non è stata fatta”. Calenda ne è sicuro, mentre traduce il fatto che i giornali sollevano le questioni su ciò che fa Renzi col fatto che “Renzi può stare antipatico e può aver sbagliato duemila cose, figuriamoci. Ma oggi accade a Renzi, domani può succedere a chiunque”. Chiunque tra i politici, forse, perché è proprio per il fatto che si parla di un ex premier e due ex ministri (ora tutti parlamentari) che ai giornali ciò che esce – anche senza rilievo penale ma politico – dagli atti dell’inchiesta sulla Fondazione Open.

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