di Antonella Sagone*

Uno studio svolto dall’ospedale Pediatrico Bambino Gesù e dal Policlinico Umberto I di Roma, pubblicato sulla rivista scientifica Jama, ha fornito le evidenze sulla protezione che il lattante riceve attraverso il latte materno, anche per quanto riguarda il virus SARS-CoV-2. Non solo il latte materno veicola anticorpi e immunocomplessi contro il virus, ma anche “addestra” il sistema immunitario del bambino a fabbricarne di propri sul lungo periodo.

Questi dati sono l’ennesima conferma di una protezione che era nota da tempo sia per quanto riguarda il coronavirus sia per molti altri tipi di infezione. “Non esistono al momento vaccini per i neonati”, afferma la dottoressa Carsetti, responsabile di Diagnostica di Immunologia al Bambino Gesù; “gli immunocomplessi potrebbero rappresentare un sistema di immunizzazione somministrabile per bocca, che potrebbe proteggere il bambino nei primi giorni di vita”.

Questa conferma ha un particolare valore in quanto va a rafforzare raccomandazioni emanate dalle nostre istituzioni sanitarie sin dall’anno scorso, nelle quali si specificava che madri e neonati non vanno tenuti separati, né va impedito l’allattamento al seno, nemmeno in caso di madre positiva al Covid. Il timore del contagio ha infatti portato in questi ultimi mesi a modificare i protocolli che prevedevano il contatto ininterrotto fra madri e neonati. Questi protocolli hanno una grande diversificazione sul territorio, con indicazioni che spesso si discostano dalle linee guida espresse dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute e da altre istituzioni mediche.

A tutt’oggi, in molti reparti di maternità non solo si impedisce a madri positive (non sintomatiche) di stare insieme ai loro figli e di allattarli, ma spesso si separano alla nascita per molte ore madri e neonati sani, finché non giunge la risposta negativa di un tampone. Pratiche senza fondamento scientifico, dato che non solo è raccomandato non separare madri e neonati sani nemmeno nei periodi di lockdown, ma si raccomanda il contatto e l’allattamento anche quando la madre è ammalata (in questo ultimo caso, con la sola precauzione dell’igiene delle mani e mascherina). Infatti, già nel 2019 revisioni sistematiche e studi osservazionali dimostravano che la trasmissione verticale del virus da madre a neonato, evento di per sé già estremamente raro, non avveniva comunque tramite il latte materno.

Un’informazione che supporta quanto avevamo già esposto come Gruppo di Lavoro nell’evento del 13 maggio 2021 dedicato al percorso nascita in pandemia. Nella nostra professione ci troviamo infatti spesso ad accogliere, anche mesi ed anni dopo il parto, sentimenti materni di lutto e frustrazione legati a queste separazioni precoci imposte al momento della nascita, non sempre per effettivi motivi di emergenza medica, ma spesso per attuazione di protocolli improntati alla medicina difensiva più che alla protezione dei processi di salute. La vicinanza madre-neonato e l’allattamento al seno non vanno insomma considerati dei fattori di rischio che rendono la diade più vulnerabile, ma al contrario dei punti di forza e dei fattori cruciali di protezione dalle infezioni virali, Covid compresa.

La diade madre-neonato/a va considerata e trattata come un’unità biologica e funzionale, i cui sistemi psico-neuro-endocrino-immunitari interagiscono e si integrano reciprocamente. I protocolli di cura e gestione della diade nel parto e puerperio devono improntarsi a questo concetto di fondo, in modo coerente su tutto il territorio italiano, come già raccomandato da organismi nazionali e internazionali.

Lo studio del Bambino Gesù ci richiama dunque a recuperare e a consolidare le buone prassi a tutela del legame fra la madre e la sua creatura, anche in tempi di pandemia.

*Gruppo di lavoro Psicologia e Salute Perinatale Ordine Psicologi del Lazio

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