“Mi creda presidente Draghi, è un’emergenza nell’emergenza, che richiede regole eccezionali”. C’era un elefante nella stanza dell’assemblea dell’Anci a Parma, che si è chiusa oggi con la relazione del presidente Antonio Decaro e l’intervento del premier. Gli enti locali dovranno gestire, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, tra 66 e 71 miliardi di euro: un terzo dei fondi del Recovery. I soli 8mila Comuni avranno a che vedere con una quarantina di miliardi da spendere che salgono a 50 se si aggiungono le Città metropolitane. Se non ci riescono, il piano inviato dal governo alla Commissione europea matematicamente fallirà. Mario Draghi lo sa bene e non a caso ai primi cittadini ha detto: “Il successo del Piano è nelle vostre mani, come in quelle di noi tutti”. Ma allo stato attuale le condizioni per rispettare gli impegni presi con la Ue non ci sono. Perché “per spendere le risorse che arriveranno abbiamo bisogno del personale”, ha scandito il presidente Anci Antonio Decaro nella relazione conclusiva, riprendendo allarmi che i primi cittadini italiani, da Nord a Sud, lanciano da settimane. “Nei Comuni italiani sono in servizio complessivamente 361.745 dipendenti, mentre nel 2007 erano 479.233. Abbiamo perso un dipendente su quattro. Servono assunzioni a tempo determinato fino all’attuazione del Pnrr”.

Il piano di reclutamento ci sarebbe, ma non basta: è troppo farraginoso e i risultati delle selezioni, come ha mostrato il flop del concorsone per 2.800 tecnici per il Sud bandito dal ministero di Renato Brunetta, lasciano a dir poco a desiderare. Finendo per riempire gli uffici di persone senza adeguata formazione ed esperienza. Di qui la richiesta di Decaro di semplificare le procedure con regole eccezionali: “Il reclutamento straordinario deve riguardare tutti i Comuni, soprattutto quelli piccoli, e anche quelli in dissesto e predissesto. E’ l’unica richiesta che le facciamo oggi, tutte le altre sono state accolte mai successo nella storia. La campagna reclutamento prevista crediamo sia un po’ complicata. Vorremmo semplificarla, magari individuando una percentuale per ogni progetto, lasciando liberi i sindaci di fare le assunzioni”. Un decreto ad hoc è stato varato la scorsa estate, ma l’inserimento dei 1000 esperti con incarichi di collaborazione per la gestione delle procedure complesse sui territori è di là da venire: se tutto va bene l’iter si concluderà entro l’anno. Quanto allo sblocco del turnover, secondo l’Anci ci sono ancora troppi paletti. E la Funzione pubblica concorda, se una settimana fa fonti del dicastero hanno fatto sapere che “al fine di rispondere alle criticità assunzionali degli enti locali” è caso che “valuti il Parlamento, durante l’esame della legge di bilancio, il superamento o la semplificazione del sistema dei vincoli attualmente vigenti per consentire alle amministrazioni locali di irrobustire gli organici”.

L’altra necessità, per i sindaci, è legata all’assegnazione delle risorse: “Abbiamo un cronoprogramma, le risorse pari a 40 miliardi devono arrivare entro aprile-maggio dell’anno prossimo. Secondo impegno è aprire i cantieri entro dicembre 2023 e realizzare le opere entro il 2026, che è l’impegno che il nostro paese ha preso con l’Europa”. Per fare questo, serve che le risorse siano assegnate al più presto “con un finanziamento diretto ai Comuni, facendo una programmazione con Regioni e ministeri, magari in Conferenza unificata, riducendo al minimo indispensabile i passaggi formali e burocratici per l’individuazione degli obiettivi e l’erogazione dei fondi. Troppo tempo rischia di passare, in attesa del perfezionamento dei vari passaggi burocratici tra Ministeri e Regioni”, avverte Decaro.

Draghi, che di qui a fine anno deve mandare in porto 22 decreti attuativi del Piano di ripresa ma sa bene che il vero problema è la cosiddetta “messa a terra” dei soldi, ha cautamente aperto: “Mettiamo a disposizione delle amministrazioni vari strumenti: dall’assistenza tecnica sul territorio – almeno mille esperti aiuteranno gli enti territoriali ad attuare il Pnrr, distribuiti nelle varie aree del Paese per semplificare i processi e rafforzare la capacità progettuale delle amministrazioni” – alla possibilità di reclutare personale “e su questo dovremo accogliere il suggerimento di Decaro” a semplificare le procedure.

“Comuni e Città Metropolitane – ha ricordato il premier – dovranno amministrare quasi 50 miliardi di euro come soggetti attuatori del Pnrr. Dalla transizione digitale a quella ecologica; dagli investimenti nella cultura all’edilizia pubblica; dagli asili nido al sostegno agli anziani più vulnerabili. Il futuro dell’Italia vi vede oggi protagonisti. A pochi mesi dall’approvazione del Piano da parte della Commissione Europea, siamo pienamente nella sua fase di attuazione. Nelle prossime settimane il governo ha in programma una serie di incontri in molte città italiane per confrontarci sulla sua realizzazione”. A quel punto serviranno risposte più precise su come il governo intende semplificare le procedure di reclutamento per far sì che gli enti siano in grado di fare la loro parte. Da Bruxelles, il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni ha ricordato che attuare bene il Pnrr è una “responsabilità particolare per l’Italia”, primo beneficiario del piano, pertanto “guarderemo con grandissima attenzione e spirito di collaborazione” alla “fase esecutiva” del piano italiano, al quale il governo sta lavorando “con grande impegno”, ma “l’impegno è molto importante, quindi dobbiamo concentrarci molto su questa sfida”.

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