Il deputato del PD Alessandro Zan si è raccontato senza filtri a Verissimo, in un’intervista andata in onda ieri 6 novembre su Canale 5. “Ho conosciuto la paura quando mi sono reso conto che essere gay non era un’opzione possibile nella società in cui vivevo – ha confidato a Silvia Toffanin per poi lasciarsi andare a dichiarazioni più intime e personali-. In famiglia non era accettato e i miei compagni di classe facevano battute omofobe. L’unica possibilità che avevo era nascondermi”. L’occasione di rinascita, in Inghilterra, durante un anno in erasmus. Quando trova il coraggio di fare coming out con la famiglia è un giovane adulto che studia all’università e insegna informatica nelle scuole serali. “Mia madre mi ha accolto e mi è stata molto vicina. Con mio padre, invece, è stata una tragedia. Lui è cresciuto in una famiglia particolarmente tradizionale, segnato da un’infanzia difficile e cresciuto in un contesto culturale dove l’omosessualità era considerata una malattia. Quando gliel’ho detto non ci siamo parlati per mesi“, ha raccontato.

Poi ha spiegato: “Ho passato dei momenti difficili, ho deciso di andarmene di casa ma è stata una scelta necessaria che poi ci ha unito nuovamente. Infatti, dopo una prima reazione di rabbia, mio padre ha iniziato un suo percorso che l’ha portato ad accettarmi“: In seguito ha aggiunto: “Alla fine, ha cercato di rimediare e mi ha dimostrato tutto il suo sostegno, si è anche impegnato nella mia campagna elettorale. Mi ha anche detto: ‘Quando ti sposi con un uomo?'”. Quest’uomo c’è? “Al momento sono single“, ha detto a Silvia Toffanin. “Quelle urla da stadio dopo la bocciatura ci hanno fatto vergognare, ma la battaglia continua, la devo soprattutto ai ragazzi”, ha infine concluso facendo riferimento al Ddl che porta il suo nome ed affossato il 27 ottobre scorso in Senato.

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