“Sei obesa, devi dimagrire, fai schifo”. Parole che ferirebbero anche la donna più forte e distaccata del pianeta. Il bersaglio è lei: Valentina Ferragni, la sorella di Chiara, influencer e imprenditrice digitale. La vicenda parte tre anni fa. Valentina aveva lanciato il suo messaggio coraggioso, all’insegna del body positivity a tre milioni di follower: “Seguitemi perché sono imperfetta”. Niente da fare: insieme ai commenti di apprezzamento e incoraggiamento erano piovute le critiche quando non addirittura insulti. Il tipico armamentario degli odiatori della Rete. E’ stato difficile per lei accettare quegli attacchi ed essere fredda di fronte alla cattiveria degli haters. Alla fine ha preso piena consapevolezza: “Erano quelle persone a essere sbagliate, non io”.

Di nuovo lo ha spiegato a “Grazia”, il femminile al quale già in passato aveva affidato le sue riflessioni. Ma questa volta lo ha fatto posando per un servizio di moda, immagini in cui la sua normalità, la sua femminilità fatta di curve e benessere, si traduce in un concetto: fregarsene del giudizio altrui. Non è importante qualche chilo di meno per apparire affascinanti e intriganti per lei. “Provo emozioni fortissime davanti alle foto di questo servizio”, dichiara.

Certo la sua bellezza non è convenzionale. Ma lei, facendo tesoro dei consigli di sua madre, si è concentrata sui punti di forza del suo aspetto. I “rotolini”? “Quando li osservo non punto l’attenzione sulle pieghe della pancia ma vedo la forza del mio corpo e della sua normalità”, spiega ancora nel servizio. La vera soluzione del problema è amarsi. Ma ci sono voluti mesi perché potesse evolvere in quel senso. Il body shaming, la derisione dell’aspetto fisico che può arrivare anche all’umiliazione, alla discriminazione, alla violenza, prospera tra i frequentatori peggiori del web: i protagonisti di bullismo digitale.

Valentina Ferragni ha condotto la sua personale battaglia e poi l’ha messa a disposizione di tutti: “A volte stavo male se arrivavano commenti pesanti sui social, continuavo a non vedere il mio corpo così orribile ma non ero impermeabile alle critiche”. Poi la chiave di volta, la consapevolezza acquisita: “Non è un processo che avviene in un attimo”. Questione di fiducia: “Devi passare attraverso diverse fasi, anche quella dell’assurda lotta che ti spinge a voler essere un’altra”.

Chi ci è riuscito c i ha guadagnato in serenità. E’ una rivolta interiore che diventa riscossa esteriore. Ricordiamolo: anche Vanessa Incontrada è stata bersagliata di critiche dopo essere ingrassata durante la gravidanza e non ha mai nascosto che quelle frasi irrispettose le hanno fatto male. Anche per lei poi è affiorata la consapevolezza: “Se non ti piaccio cambia canale o vai a vedere un’altra foto”.

Oggi Valentina contesta l’idea che la bellezza sia legata a un solo modello e non è più ossessionata dal dover necessariamente indossare una taglia. Non solo. Il suo atteggiamento distaccato e menefreghista nei confronti delle critiche all’aspetto fisico è diventato un esempio da seguire. Proprio in questi giorni è stata la prima ospite di uno show digitale, Scemi Not Shaming, diffuso dai canali social di Mtv. Una scuola in cui le ragazze imparano ad affrontare le insicurezze sul loro corpo. Non è un problema da poco. Gli studi della Settimana della Salute Mentale che si è svolta recentemente in molti licei italiani dicono che nove adolescenti su dieci, almeno una volta, hanno subito body shaming. Per tre su decidi è un fatto quotidiano ricevere offese sull’aspetto fisico, che hanno la conseguenza di sviluppare vergogna o disagio.

Non esiste un modello di bellezza universale. Questo lo aveva già dichiarato nel fatti il creativo Alessandro Michele scegliendo per Gucci la modella Armine Harutyunyan. Pure lei vittima di insulti sul web. Giudicata brutta ma in realtà solo rispondente a canoni diversi dai soliti. Per altro tutti uguali. Una provocazione che ha fatto riflettere non solo il mondo della moda. I social hanno contribuito ad ampliare il modello di bellezza. La taglia 42 di Valentina in altri Paesi del mondo è indossata da donne considerate magrissime. Persino sul famoso 90-60-90, “seno-vita-fianchi”, la tripletta della perfezione ci sarebbe da dire. Superato. E superata è la stessa idea che la bellezza sia una sequenza di misure.

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