Dopo soli sei giorni il gas naturale europeo è tornato sopra la soglia dei 100 euro a megawattora. La scorsa settimane le quotazioni avevano subito un’ inversione di rotta dopo che il presidente russo Vladimir Putin aveva affermato che Mosca era disponibile ad aumentare le forniture all’Europa. Oggi però il contratto di riferimento per il gas, con scadenza un mese, scambiato ad Amsterdam è in rialzo del 6,8% a 100 euro a megawattora mentre il corrispondente londinese Nbp guadagna l’8,3% a 255 pence (per 28,26 metri cubi). Ancora in crescita anche i prezzi del petrolio.

Questa mattina il Brent, greggio estratto nel Mare del Nord che funge da riferimento per i mercati europei, sale dell’ 1,3% sopra gli 84 dollari al barile. Il petrolio Wti statunitense sale dell’1,2%. E, puntuali, arrivano i ritocchi ai distributori. Il prezzo medio della benzina in modalità self – secondo le rilevazioni di Quotidiano energia – sale a 1,728 euro al litro dai 1,722 di ieri. Il prezzo medio praticato del diesel, sempre in modalità self, sale a 1,588 euro al litro (ieri 1,582).

In questo scenario di crisi energetica i colossi del settore fanno muro contro l’ipotesi di una tassa sui loro extraprofitti per attutire i rincari delle bollette, come quella introdotta dalla Spagna. Il costo della bolletta della luce in Spagna è aumentato in media del 44% in un anno. Secondo quanto riporta il Financial Times il gruppo italiano Enel (controllato al 23,5% dal ministero del Tesoro e presente in Spagna con Endesa) insieme alla danese Orsted, alla svedese Vattenfall e alla portoghese Edp, hanno inviato una lettera alla Commissione Ue e agli Stati membri, lanciando un avvertimento contro le “misure politiche miopi” che rischiano di minare la fiducia del mercato e ostacolare la transizione verde.

Nel mirino, in particolare la tassa sui “profitti eccessivi” introdotta dalla Spagna che prevede un prelievo sui fondi dalle utility che beneficiano dell’impatto del gas sul prezzo dell’elettricità senza supportare costi del gas corrispondenti. Un prelievo che aumenta di pari passo con il prezzo del gas e che secondo gli ad potrebbe costare alle società coinvolte più di 5,5 miliardi di euro. “Una misura sproporzionata e mal concepita”, scrivono gli amministratori delegati delle 4 aziende.

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