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Morto Bernard Tapie, ex ministro francese. Era il presidente dell’Olympique Marsiglia

Nato a Parigi il 26 gennaio 1943, aveva 78 anni. Ricoprì anche il ruolo di dirigente sportivo nell'Adidas. Con il club francese di cui era alla guida vinse quattro campionati consecutivi e una Coppa dei Campioni nel 1993. Era malato dal 2017, a dara l'annuncio del decesso la famiglia
Morto Bernard Tapie, ex ministro francese. Era il presidente dell’Olympique Marsiglia
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È morto dopo una lunga malattia, a 78 anni, Bernard Tapie, ex ministro francese, uomo d’affari, presidente dell’Olympique Marsiglia. Lo si apprende dai media francesi. Ne corso della sua vita stato, fra le altre cose, anche dirigente sportivo nell’Adidas. “Dominique Tapie e i suoi figli annunciano con infinito dolore la morte di suo marito e del loro padre, Bernard Tapie, questa domenica 3 ottobre alle 8.40, a causa di un cancro”, hanno riferito il suoi familiari in una nota inviata all’emittente Bfmtv. “Se n’è andato serenamente, circondato dalla moglie, dai figli, dai nipoti e dal fratello, presenti al suo capezzale”. La famiglia ha precisato che Tapie “ha espresso il desiderio di essere sepolto a Marsiglia, la sua città del cuore”.

Era malato di cancro allo stomaco dal 2017 e le sue condizioni si sono aggravate negli ultimi mesi. Direttore di azienda, proprietario di Adidas, dell’Olympique Marsiglia, deputato, eurodeputato, ma anche conduttore televisivo, cantante e attore, Bernard Tapie ha ricoperto molti ruoli. Coinvolto in alcune vicende giudiziarie, è stato condannato per corruzione, manomissione di testimoni ed evasione fiscale e ha trascorso 165 giorni in carcere. Nel 2016 era tra i 400 imprenditori più ricchi al mondo. Nipote di un ferroviere, figlio di un operaio e di una badante, era nato nel il 2 gennaio 1943 a Parigi.

Acquistò Olympique Marsiglia nel 1986: vinse quattro campionati consecutivi dal 1989 al 1992 e una Coppa di Francia nel 1989. Nel 1993 la Coppa dei Campioni 1993 a spese del Milan. Nel 1994 Tapie venne coinvolto nell’’Affaire Va-Om’, uno scandalo di corruzione che gli costò una squalifica dalla Federcalcio francese e, a livello penale, una condanna a due anni di prigione. Tornò ad occupare un ruolo di primo piano per il club nel 2001, quando Robert-Louis Dreyfus lo riportò in società come azionista associato e responsabile della parte sportiva. Fu molto attivo anche in campo politico: iscritto al Partito Socialista, è stato deputato dal 1993 al 1996 e ministro delle città durante la presidenza Mitterrand.

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