A scuola e nelle università non è frequente che si usino come ‘testo’ le inchieste giornalistiche, ed è un errore, dal mio punto di vista, non solo tecnico ma anche didattico. Si fa un gran parlare di comunicazione social e rischi connessi, ma se non si valorizzano le (non molte) buone produzioni d’inchiesta come possiamo formare al pensiero critico chi farà informazione e inchiesta nel futuro?

Per questo suggerisco la visione del documentario Lobby nera: inchiesta sulla destra neofascista di Fanpage, veloce, esaustivo e inquietante reportage nel mondo politico ‘pubblico’ della destra neofascista italiana di oggi, coraggiosamente costruito con attenzione dai colleghi del sito e reso pubblico in questi giorni. Il reportage è un testo perfetto da leggere su più piani, ne indico tre: quello sociologico che mostra i tipi umani che compongono il panorama politico dell’estrema destra italiana, quello sulle relazioni tra i due sessi e le loro dinamiche e infine quello del linguaggio e delle fonti culturali di riferimento.

Tralasciando l’ovvio, ovvero l’evidenza dei possibili reati riscontrabili in alcune affermazioni prive di vergogna, frutto palese di assoluta impunità da parte di chi si sente al di sopra della legge (se non che alcune di queste persone sono elette e fanno parte delle istituzioni democratiche, o aspirano a farne parte) un passaggio raggelante del documentario è quello nel quale la candidata milanese di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina, dopo aver sottolineato a scapito di un collega meridionale la purezza nordica del suo cognome, illustra come si sta organizzando la sua raccolta di voti da parte di un affezionato camerata che frequenta escort. Un elettore nuovo, sottolinea, uno che non hai votato nella vita.

Le escort sono davvero tante, abbastanza da assicurare un pacchetto considerevole di voti, e siccome sono evidentemente donne a buon mercato il ringraziamento per la loro ‘fiducia elettorale’ è rimborsabile altrettanto a buon mercato: qualche campioncino, filler per le rughe, cose così, mentre “le mettiamo tutte al tavolo con le schede elettorali così gli insegniamo a compilarle”. Il gesto ampio della candidata sorridente che illustra la scrittura condisce la chiosa festante al quadretto di un commensale: “una cena elettorale di escort”! Immancabile (anticipo per gli stomaci più delicati) il mimo della fellatio che serve a ricordare il nome della candidata ai puttanieri paganti.

Un orrore senza fine, che mostra l’apparente agio di Valcepina nel condividere la tavola con uomini dall’umanità arrogante, gretta e ferina, ma soprattutto nell’accettare la normalizzazione della loro visione delle sue simili (e quindi anche di lei stessa, chissà se lo sa) come bambole gonfiabili viventi acquistabili con un buono sconto dell’estetista.

Il livello di misoginia a quel tavolo è identico (tranne forse il condimento palese di saluti romani, boia chi molla e l’affettuoso nominare e nominarsi camerati), a quello delle chat dei siti di valutazione delle donne dei frequentatori di bordelli, dei gruppi social dove i ‘fidanzati’ postano le foto delle ex con gli amici, il tutto per farsi delle ‘sane’ risate.

Il dubbio è che ormai questa fetta di cosiddetta umanità sia irrecuperabile alla pietas e alla reciprocità, ma è per questo che il documentario dovrebbe essere visto e discusso nei luoghi dell’educazione e della formazione alla cittadinanza e al rispetto tra i sessi. Perché qui non si tratta (solo) di voti e di posizionamento elettorale e politico, si tratta di decostruire la normalizzazione e legittimazione della violenza, dell’odio, del razzismo, del sessismo che già abita una grande parte della cultura italiana, dietro dentro e fuori dagli schermi. Un male pericoloso, che va reso riconoscibile alle persone più giovani per fermarlo e rifiutarlo in ogni sua forma.

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