Verbania, la giunta di centrodestra intitola il lungolago a Ramelli. E nel 2024 aveva stoppato la ridenominazione di una scuola a Gino Strada
Gino Strada no, Sergio Ramelli sì. Lunedì scorso la giunta di centrodestra di Verbania, guidata dal sindaco Giandomenico Albertella ha approvato la delibera per dedicare il lungolago di Intra al giovane militante del Fronte della Gioventù Sergio Ramelli, ucciso a sprangate nel 1975 da estremisti di sinistra. Una scelta che ha generato grandi polemiche nella città medaglia d’oro della Resistenza sulla sponda piemontese del Lago Maggiore. E che arriva dopo la scelta di due anni fa della stessa giunta di opporsi alla rinominazione della scuola intitolata a Luigi Cadorna in onore di Gino Strada.
Il sindaco Albertella, che ha appena salutato l’ingresso in maggioranza di Fratelli d’Italia, rivendica la scelta: “Intitoliamo il lungolago a Ramelli perché non sia mai più, perché non si usino parole pesanti senza sentirne la grevità – spiega in una nota – Chi si aspetta flotte di saluti romani sul nostro lungolago sbaglia, o mente sapendo fin da oggi che questo non avverrà mai. Mischiare scene che non ci appartengono indebolisce il dibattito civile, la democrazia. E sputa sulla memoria di quel ragazzo massacrato, e di chi in quegli anni ha vissuto l’orrore dell’odio, qualsiasi casacca indossasse”. La scelta di intitolare il lungolago a Sergio Ramelli ha suscitato grande entusiasmo anche tra le fila dei rappresentanti locali di Futuro Nazionale. Mentre il Partito Democratico e l’Anpi salgono sulle barricate contro la decisione della Giunta.
“Nessuno mette in discussione la tragicità della vicenda del giovane milanese, una delle tante vittime innocenti di anni violenti e bui, nei quali il terrorismo di ambo le parti ha generato morti e dolore – protesta il Partito Democratico di Verbania – ma siamo tutti a conoscenza del modo bieco e strumentale con il quale le destre neofasciste in Italia hanno preso vicende come quella di Ramelli utilizzandole per cercare di ripulirsi la coscienza a fronte dei loro tanti crimini e di creare una controstoria eversiva, in aperto contrasto con quella della Repubblica nata dalla Costituzione”. Una scelta in contrasto con la “storia della città” secondo i Dem, che ricordano come il primo atto della Giunta appena insediatosi fu proprio il “sabotaggio del percorso di re intitolazione della scuola “Cadorna” a Gino Strada (un’idea nata dal basso, proposta dal personale scolastico e dalle famiglie) giustificandosi con l’idea che la vita del fondatore di Emergency nulla centrasse con le vicende cittadine”.
Ma il sindaco Albertella tira dritto e rivendica la scelta. “Sono stati anni bui, dove il dialogo s’è spezzato, in cui qualcuno si riteneva più nel giusto di altri. Idiozie. I cadaveri e le ferite dettati da quel clima ideologico e violento non hanno colore politico e il loro sangue, il dolore delle loro famiglie, la sconfitta per lo Stato, tutto ha lo stesso peso”. Ma se l’intento è quello, si chiede l’Anpi, “perché ricordare una sola vittima? Se l’obiettivo è fare memoria di quegli anni tragici, non sarebbe stato più condivisibile dedicare quel luogo a tutte le vittime degli anni di piombo? Sarebbe stato un messaggio di unità, di memoria e di riconciliazione, anziché una scelta destinata, inevitabilmente, a suscitare contrapposizioni”. La preoccupazione rimane quella di vedere Verbania diventare “suo malgrado, un luogo di richiamo per manifestazioni o commemorazioni a forte connotazione ideologica, con il rischio di vedere sfilate di gruppi che si richiamano apertamente al fascismo, con camicie nere e saluti romani. Non stiamo dicendo che questo accadrà certamente, ma è un rischio che sarebbe stato opportuno valutare. Una città a vocazione turistica come Verbania ha tutto l’interesse a promuovere un’immagine di accoglienza, serenità e convivenza civile. Evitare scelte che possano alimentare tensioni e contrapposizioni dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutti, al di là delle appartenenze politiche”.