La scuola è diventata un contenitore, uno spazio da riempire con una moltitudine di attività, progetti di ogni tipo e nella gran parte curricolari. Un guazzabuglio che, non di rado, invece di stimolare la curiosità degli alunni la sopisce.

Stupisce quindi che la Scuola non venga coinvolta in manifestazioni che varrebbe la pena promuovere. Sorprende che il Miur non abbia sentito la necessità di dare il giusto risalto alle Giornate europee del Patrimonio 2021 che verranno celebrate il 25 e il 26 settembre. Come informa una nota nel Portale del ministero della Cultura, “due giornate, visite guidate, aperture straordinarie, iniziative digitali saranno organizzate nei musei e nei luoghi della cultura statali e non, seguendo il tema ‘Patrimonio culturale: TUTTI inclusi!’”. Una occasione, evidentemente, tanto più in considerazione del fatto che “il tema di quest’anno vuole essere una riflessione sulla partecipazione al patrimonio culturale estesa a tutti i cittadini, includendo ogni fascia d’età, gruppi etnici, minoranze presenti sul territorio e persone con disabilità”.

Sembra davvero un paradosso che al ministero della Pubblica Istruzione la manifestazione sia evidentemente risultata trascurabile, al punto da non darne notizia nei diversi istituti, dall’Infanzia alle Superiori, passando per le Elementari e le Medie. Sembra assurdo che alunne e alunni di ogni ordine e grado non siano stati coinvolti in una “due giorni” dedicata ai luoghi della Cultura, intesi anche come spazi di inclusione. Sembra contraddittorio che la Scuola non sia stata messa nelle condizioni di essere protagonista di questa occasione, di conoscenza e condivisione, una occasione tanto più propizia in considerazione della gratuità degli ingressi. Oltre al fatto che nel fine settimana la maggior parte degli studenti non ha lezioni e molti genitori hanno meno impegni e dunque la possibilità di accompagnare almeno i più piccoli.

Far conoscere a ragazze e ragazzi in età scolare i tanti patrimoni che costituiscono i paesaggi italiani non è operazione agevole. Troppo marginali gli insegnamenti ai quali è affidato il compito. Spesso inadeguati i relativi programmi e molti libri di testo. Ma è pur vero che non si colgono neppure le occasioni che vengono fornite da eventi nazionali e internazionali dedicati a temi specifici, ed è un peccato, perché se lo si facesse si avrebbe anche la possibilità di consolidare competenze, obiettivi e contenuti di almeno due dei tre nuclei tematici principali dell’Educazione civica, disciplina reintrodotta dal 2020 nei programmi scolastici. Invece non accade, sorprendentemente, nonostante non più di un anno fa proprio dal Miur fosse arrivata la proposta di sfruttare alcuni luoghi della Cultura per fare lezione.

“Portare gli studenti in quei luoghi è un valore aggiunto che serve perché da soli non ci andrebbero”, ha sostenuto l’ex ministro Lucia Azzolina quando la pandemia costringeva in moltissimi casi alla Dad. Parlare in classe di monumenti e antiquarium, parchi archeologici e musei è doveroso per facilitarne la conoscenza a ragazze e ragazzi, ma non può bastare per suscitare la loro curiosità. Per farlo serve anche agire dall’”esterno”, veicolando l’idea che molto di quello che ci circonda ha anche un valore simbolico. Serve e non solo ad aumentare il profitto scolastico, ma a formare persone “migliori” perché più consapevoli. Al messaggio degli insegnanti deve aggiungersi il segnale della società, delle istituzioni, del ministero competente.

Dispiace constatare che la Scuola non si preoccupi quasi più di questo aspetto e continui a considerare alunne e alunni dei contenitori, d’indifferenziato. Clienti ai quali fornire sempre di più un po’ di tutto, quasi di tutto. Troppe volte non di quello che sarebbe utile alla loro “crescita”. Che ci sia il timore di farne Persone pensanti?

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