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Usa, il governatore del Texas raduna centinaia di veicoli al confine con il Messico: “Creiamo un muro di metallo anti migranti”

Questo è soltanto il primo dei "passi senza precedenti" che il repubblicano Greg Abbot intende intraprendere per arginare l'ingresso dei profughi - in maggioranza haitiani - nel Paese. Rappresenta però anche un nuovo motivo di imbarazzo per il presidente Joe Biden, soprattutto dopo le immagini dei violenti respingimenti circolate ieri sui media di tutto il mondo
Usa, il governatore del Texas raduna centinaia di veicoli al confine con il Messico: “Creiamo un muro di metallo anti migranti”
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Un muro di metallo” per fermare i migranti. Così il governatore del Texas, Greg Abbott, ha definito la barricata, formata da centinaia di auto lungo il confine tra Stati Uniti e Messico. Questo è soltanto il primo dei “passi senza precedenti” che il politico repubblicano intende intraprendere per arginare l‘ingresso dei profughi – in maggioranza haitiani – nel Paese. Rappresenta però anche un nuovo motivo di imbarazzo per il presidente Joe Biden, soprattutto in seguito alle immagini – comparse sui giornali di tutto il mondo e definite “orribili” dalla Casa Bianca – che ritraevano agenti, a cavallo e armati di frusta, mentre respingevano i migranti sulle rive del Rio Grande.

Per Abbot, già sostenitore del muro voluto da Trump e bloccato da Biden, “l’incapacità di far rispettare le leggi che regna negli Stati Uniti porta al caos, che conduce a sua volta alle azioni inumane. Spetta quindi al Texas intervenire per riprendere il controllo della frontiera” con ogni mezzo, compresa la barriera di veicoli della Guardia nazionale e del Dipartimento di pubblica sicurezza, che impedisce di arrivare a Del Rio. Negli ultimi giorni nella cittadina texana si sono raccolte più di 15 mila persone – uomini, donne e bambini. Molti di loro provengono da Haiti, ma anche da Venezuela, Nicaragua, Cile e altri Paesi dell’America Latina. La pandemia e le catastrofi naturali – come il terremoto del 2010 ad Haiti – hanno peggiorato le condizioni di povertà e instabilità dei loro luoghi d’origine, così si sono spostati – attraversando la Colombia e Panama – dopo che, sui social e per messaggio, si è sparsa la voce falsa che il confine Usa fosse aperto. Più di 8 mila e 600 sono però ancora accampati nei campi di fortuna sotto il ponte internazionale, pochi sono riusciti a ottenere asilo, altri sono in attesa nelle strutture doganali El Paso, tanti sono stati allontanati. “Quello che vedete lì, non è umano”, ha commentato Brandon Judd, presidente del National Border Patrol Council.

Nonostante il desiderio di cambiare marcia, manifestato nei suoi primi giorni, l’amministrazione Biden fa ancora affidamento sulle politiche migratorie dell’era Trump. Fortemente influenzate anche dalla pandemia di Covid 19, danno alle autorità alle autorità di frontiera il potere di rimuovere rapidamente i migranti, arrestati al confine, con tutti i mezzi possibili. I voli di rimpatrio negli scorsi giorni sono così notevolmente aumentati. Il segretario alla Sicurezza interna, Alejandro Mayorkas, ha dichiarato che spera di liberare il campo di Del Rio entro i prossimi 9 o 10 giorni, ma non ha fornito informazioni più dettagliate. Intanto, secondo le stime, in Colombia sono attualmente 30 mila i profughi che entro quest’anno potrebbero intraprendere il viaggio verso gli Usa.

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