“Me ne sono andato da Napoli perché hanno sparato due volte contro casa mia. Proprio la Camorra, volevano i soldi“. Sono passati 35 anni da quando Nino D’Angelo decise di lasciare la sua città, dopo il successo del suo primo Sanremo, per trasferirsi a vivere a Roma: all’epoca in molti lo videro come un tradimento ma lui non disse mai niente per difendersi dalle accuse. Fino ad oggi, quando in una lunga intervista al Corriere della Sera ha finalmente rotto il silenzio rivelando senza giri di parole i motivi che lo spinsero a trasferirsi. “Vedevano il successo. Telefonavano, minacciavano – ha spiegato il cantante 64enne -. La seconda volta, hanno sparato dentro casa, il proiettile è entrato nella stanza dove mio figlio Vincenzo dormiva nel lettino. Siamo scappati in un giorno. Un peccato, perché devo tutto alla città, i napoletani mi adorano: piace che uno di loro ce l’ha fatta senza aiuti”.

“Ora – prosegue Nino D’Angelo – ho trovato il quartiere come l’ho lasciato: uguale. Guardando la disperazione negli occhi delle persone mi sono messo a piangere e ho pensato che oggi sarei stato vecchio così, coi figli che vivono per sopravvivere. Mi è tornata la voglia di scrivere ed è nato il disco che esce il 15 ottobre”. Suo padre era infatti calzolaio e in casa erano 6 fratelli: “Io ero il più grande, quello che, quando il papà si ammala, finisci le medie e vai a lavorare. Nessuno ci diceva che la scuola era importante. A me studiare non piaceva, perché non piaceva a nessuno della famiglia. In terza media, per promuovermi, i professori mi fecero cantare la Marsigliese. Quelli sono posti in cui si nasce per non essere niente“.

A 21 anni si sposò con la donna che è ancora sua moglie e all’epoca di anni ne aveva 15: “Facemmo la fuitina. I genitori dicevano che eravamo piccoli per sposarci. Lo rifarei, abbiamo due figli intelligenti, bravi, Toni laureato, Vincenzo quasi. Sono 42 anni di matrimonio e quattro nipoti”. Poi un aneddoto su Miles Davis: “Onestamente, nel 1986 non lo conoscevo. Mi avvisò il mio bassista la mattina. Fa: “Hai visto che ha detto Miles Davis di te?”. Dico “ma chi è? Un nuovo giocatore del Napoli?”. Onestamente, questo Davis non lo conoscevo. Sentivo solo i cantanti napoletani. Forse, i Beatles avrei riconosciuto”. Infine, un ricordo, inevitabile di Maradona: “Parlava e palleggiava da una spalla all’altra. Destra, sinistra. Sinistra, destra. Palleggiava e faceva discorsi di un’umiltà esagerata”.

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