Riconoscimento internazionale. Lo chiedono da quando sono saliti al potere in Afghanistan e spingono per ottenerlo adesso, a quasi un mese dal ritiro dei militari occidentali. L’ultima proposta degli Studenti coranici guidati dalla Guida Suprema, il mullah Hibatullah Akhundzada, è quella di poter prendere la parola addirittura all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, visto che lo stato asiatico ne è membro dal 1946. Tanto che i nuovi padroni di Kabul hanno nominato l’ormai ex portavoce, Suhail Shaheen, nuovo ambasciatore all’Onu e hanno proposto il ministro degli Esteri, Amir Jan Muttaqi, per l’intervento nell’aula di New York. Intanto, continuano anche le interazioni con i Paesi più vicini alla leadership talebana: oggi nella capitale afghana si sono infatti recati gli inviati speciali di Cina, Russia e Pakistan che hanno intrattenuto colloqui per le partnership future. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sentito telefonicamente Vladimir Putin in vista del vertice G20 sull’Afghanistan che si terrà a Roma a fine ottobre.

I Taliban puntano all’Onu
La richiesta alle Nazioni Unite è arrivata direttamente con una lettera inviata al segretario generale, Antonio Guterres, in cui si chiedeva la possibilità di far intervenire il titolare degli Esteri alla 76esima Assemblea generale. Nella missiva si spiega che gli altri Paesi non riconoscono più come capo dello Stato il presidente Ashraf Ghani, ormai ”estromesso”. Adesso è attesa la valutazione del Comitato delle credenziali, composto da rappresentanti di nove Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Svezia, Namibia, Bahamas, Bhutan, Sierra Leone e Cile e che è incaricato di decidere quali rappresentanti, e pertanto quali leader, siano riconosciuti all’Onu.

Le Nazioni Unite si sono già mosse però per contrastare la crisi sanitaria che affligge il Paese, sbloccando 45 milioni di dollari in aiuti di emergenza destinati al sistema sanitario afghano, come annunciato da Martin Griffiths, vicesegretario generale Onu per gli Affari Umanitari: “Medicine, forniture mediche e benzina stanno finendo in Afghanistan – ha spiegato in un comunicato – La catena del freddo è compromessa, gli operatori sanitari essenziali non vengono pagati”. I fondi andranno all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e all’Unicef per consentire, attraverso ong nazionali e internazionali, di gestire i centri sanitari del Paese, compresi gli ospedali dove vengono curati i pazienti affetti da Covid. “Permettere al sistema sanitario afghano di collassare avrebbe conseguenze disastrose”, ha aggiunto.

Cina, Russia e Pakistan nel Paese
È stato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, ad annunciare la visita, oggi, dei tre delegati di Cina, Russia e Pakistan nella capitale afghana “incontrando funzionari governativi ad interim afghani (tra cui il premier ad interim, mullah Muhammad Hassan Akhund, ndr). Hanno avuto discussioni approfondite e costruttive sugli sviluppi in Afghanistan, in particolare su inclusività, diritti umani, questioni economiche e umanitarie, relazioni amichevoli tra l’Afghanistan e i Paesi stranieri, in particolare i Paesi vicini”, ha spiegato. Versione confermata anche da Mosca e Islamabad.

Gli inviati hanno poi avuto modo di incontrare anche l’ex presidente afghano, Hamid Karzai, e il capo del Consiglio nazionale per la riconciliazione, Abdullah Abdullah, parlando “della promozione della pace e della stabilità in Afghanistan”. Yue Xiaoyong, l’inviato cinese per l’Afghanistan, ha ribadito la politica di Pechino di “non interferenza negli affari interni dell’Afghanistan” e il suo ruolo costruttivo svolto “nella soluzione politica delle questioni afghane”.

Preoccupazione trapela invece da Islamabad, che teme una guerra civile se i Taliban non formeranno un esecutivo inclusivo, come dichiarato dal premier pakistano, Imran Khan, in un’intervista a Bbc Urdu trasmessa nelle ultime ore. “Se non includeranno tutte le fazioni – ha avvertito – prima o poi ci sarà una guerra civile. Questo significherebbe un Afghanistan instabile, caotico, luogo ideale per i terroristi. È una preoccupazione”. Il premier pakistano ha anche sollecitato gli Studenti coranici affinché alle ragazze non sia negato il diritto all’istruzione: “Semplicemente non è islamica l’idea che le donne non debbano studiare – ha detto – Non ha nulla a che fare con la religione. Hanno detto che avranno un governo inclusivo. Hanno detto che le donne potranno lavorare e studiare e che il territorio non verrà utilizzato per azioni terroristiche da parte di nessuno”.

Telefonata Draghi-Putin: si guarda al G20 di Roma a fine ottobre
Dopo quella del 19 agosto scorso, si apprende che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si è di nuovo sentito telefonicamente con il presidente russo, Vladimir Putin, per discutere della situazione in Afghanistan e gettare le basi per il vertice dei 20 che si terrà a Roma alla fine di ottobre. Un vertice richiesto da Mosca già nelle scorse settimane, quando la Federazione aveva fatto capire che per poter sperare in un Afghanistan stabile sarebbe stato necessario un coordinamento tra tutte le potenze coinvolte. Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, non c’è ancora una decisione definitiva sulla partecipazione di Putin al vertice del G20, anche se in precedenza non aveva escluso che il presidente potesse prendere parte a un vertice sull’Afghanistan.

I Taliban chiedono la riapertura delle ambasciate straniere
Segnali di avvicinamento arrivano anche dal portavoce dei Taliban, Zabihullah Mujahid, che intervistato dal Corriere della Sera ha dichiarato che è “un mutuo interesse per noi e per voi europei avere le nostre rispettive ambasciate aperte. Noi abbiamo bisogno del vostro aiuto. Per voi resta necessario capire il nostro Paese. Ma dovete anche comprendere che l’Afghanistan non è l’Europa. Per noi Taliban le nostre tradizioni sono importantissime. Abbiamo lottato vent’anni per difenderle, compreso la nostra concezione del ruolo della donna. Capisco che per voi i vostri valori siano importanti. Ma dovere rispettare i nostri”.

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