Ci sono cose che solo a Napoli (e ai napoletani) possono accadere. E chi si ostina a non credere che la città del Vesuvio contenga in sé un’anima fra il magico e il miracoloso potrà – forse – ricredersi davanti all’ennesimo prodigio compiuto da “quella” mano di Dio che ieri sera ha travolto di commozione Paolo Sorrentino e chi lo applaudiva per il meritatissimo Gran Premio della Giuria ricevuto alla 78ma Mostra veneziana.

È un fatto, e non un’opinione, che nel preciso istante in cui il cineasta partenopeo celebrava il suo riconoscimento con un bellissimo discorso, il suo Napoli impegnato in campionato allo stadio Diego Armando Maradona contro la Juventus si trovava a segnare il secondo goal, sigillando la vittoria sulla squadra di Torino. Facile è scherzare alla felice combinazione, ma leggendo la sincronia dei gesti in un’ottica diversa, ovvero adottando quella che ha mosso Paolo Sorrentino a scrivere e girare È stata la mano di Dio, diventa naturale immaginare che quella stessa mano abbia spinto all’85’ il destro di Koulibaly a sfondare la porta di Szczesny proprio in quel magico frangente.

Già, perché alla fine si torna sempre lì, all’altare di “san” Maradona, che Sorrentino ringrazia più di San Gennaro (peraltro citato in incipit del film..) e ad ogni piè sospinto, compreso nel momento più dorato della sua carriera quando vinse l’Oscar per La Grande Bellezza. Del resto per questo meraviglioso artista dallo sguardo vertiginoso e pungente non è leggenda che il campione argentino gli abbia salvato la vita da adolescente: è un fatto, è Storia. Perché allora non lasciarsi andare alla fede in Diego Armando, che da lassù, ha fatto contemporaneamente vincere sia il devoto Paolo che la squadra del Napoli impegnata nel mai banale match contro la Juve?

E se vogliamo addolcire ancor meglio la fiaba, possiamo immaginare che a rivelare la rete di Koulibaly a Sorrentino sia stato il tifosissimo suo amico Silvio Orlando con un messaggio sul cellulare: il cineasta l’ha scorso e si è lasciato andare in lacrime di gioia giacché la mano di Dio – cioè Maradona – ha colpito ancora. Difficile sia andata così ma a noi, come certamente a Paolo Sorrentino, piace crederlo.

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