Il Green pass è una misura “geniale” e in futuro dovrà valere per tutti i lavoratori, sia nel pubblico che del privato. Così il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha definito la certificazione verde alla vigilia della settimana in cui si dovrebbe riunire la cabina di regia per decidere il prossimo step dell’estensione dell’obbligatorietà. Ad avviso del ministro il Green pass aumenta il costo sia psichico che monetario “per gli opportunisti contrari al vaccino” costringendoli a fare il tampone e, contestualmente, “diminuisce la circolazione del virus, quindi la nascita di nuove varianti”.

Da qui la sua convinzione: il certificato dovrebbe essere introdotto per tutto il lavoro pubblico e privato, ma anche per chi utilizza i servizi pubblici e privati. “Le decisioni che prenderemo nel prossimo futuro, green pass per tutti, lavoro pubblico, lavoro privato, servizi pubblici e servizi privati”, ha detto Brunetta spiegando il “modellino comportamentale”. Ovvero: “Più crescono i vaccini più crescono i dubbi sui vaccini. Il costo del vaccinarsi, il rischio, con il beneficio atteso. Se la stragrande maggioranza si vaccina il rischio diminuisce e il costo diventa alto e quindi non mi vaccino. Si rende irriducibile – sottolinea Brunetta – uno zoccolo di opportunisti. Bisogna aumentare agli opportunisti il costo della non vaccinazione”.

I tamponi, ha sottolineato, sono un “costo psichico e monetario”, quindi “aumentando il costo si riduce lo zoccolo dei non vaccinati e si riduce la circolazione” del virus. Un Green pass assai esteso ha “l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli di non influenza sulla velocità di circolazione del virus. Ci stiamo arrivando, mancano dieci punti”. In altre parole, ad avviso di Brunetta, “se passa il lavoro pubblico, il lavoro privato e fruitori dei servizi pubblici e privati ci arriviamo”. Ed è anche una questione di rapidità: “Non abbiamo tempo, arriva l’autunno e l’inverno, dobbiamo arrivare ai livelli di saturazione entro la metà di ottobre”.

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