Dammi tre parole: sole, cuore e amore. Dammi un bacio che non fa parlare”, era l’estate del 2001 e l’Italia intera veniva travolta dal tormentone realizzato da Valeria Rossi. Oltre centomila copie vendute, la vittoria al Festivalbar tra le nuove proposte e un successo tanto improvviso quanto clamoroso.

Sono trascorsi vent’anni e la vita di Valeria Rossi è totalmente cambiata, oggi lavora all’ufficio anagrafe: “Ho ripreso i libri della prima laurea, in diritto, ho fatto un concorso e sono stata assunta come ufficiale dello stato civile, redigo gli atti che afferiscono ai mutamenti di status delle persone. Ogni giorno ho a che fare con le vite delle persone, avevo voglia di andare nella pratica, nel concreto”, ha spiegato in un’intervista al quotidiano Repubblica.

“Tre parole” all’improvviso le cambiò la vita: “Non ne sapevo nulla di televisione, di radio, di promozione, non avevo idea di cosa fossero i ‘bagni di folla’. Ero un’autrice non una performer, non avevo alcuna esperienza dei meccanismi di show business, era tutto nuovo per me. Ero ovviamente contenta all’inizio, molto sorpresa ma anche molto divertita da quello che stava accadendo. Capii abbastanza presto che tutto stava prendendo dimensioni anomale e capii che se non stavo attenta avrei perso completamente il controllo su me stessa e sulla mia vita. Tutto durò due anni, piuttosto rocamboleschi dal punto di vista professionale. Perché alla fin fine era una professione inventata, anzi è difficile anche chiamarla professione, io ero un’autrice e sapevo ben poco di palcoscenici”, ha dichiarato la cantante.

Una canzone che piaceva a tutti: dai nonni ai bambini. “Una delle spiegazioni è che nella canzone c’è un mix di elementi, un elenco di immagini che è simile al linguaggio dell’anima, per cui ha bypassato la mente razionale ed è andata diretta nella sfera delle emozioni. In realtà è un testo taoista: io ho fatto la stessa scuola che ha fatto Battiato, che ha abbinato l’ascesi alla materia. Nel testo di Tre parole in realtà c’è tutto“, aggiunge Rossi che ora ha 52 anni e una nuova vita: “Sto facendo una formazione specifica, in counseling a mediazione corporea. Provare a portare le persone ad ascoltare il proprio corpo, stabilire una relazione d’aiuto che sia psicologica ma che non trascuri il corpo e lo inserisca nella terapia. Ho una grandissima passione per l’insegnamento del metodo chiamato ‘Stream yourself’ che tramite un mix di tecniche vocali, funzionali, meditazione e bioenergetica, permette il risvegliarsi e l’amplificarsi di creatività e di vitalità in senso ampio, con mille applicazioni in più ambiti, da quello artistico a quello relazionale, fino a quello di medicina integrata“.

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