“E’ arrivato il momento di guardare al futuro. Questa è la decisione giusta, la decisione più saggia per l’America”: così il presidente americano Joe Biden nel suo discorso alla Nazione sulla fine della guerra in Afghanistan rivendica la scelta di aver ritirato le truppe dopo 20 anni di conflitti. L’operazione di evacuazione da Kabul è stata “uno straordinario successo – ha detto il presidente degli Stati Uniti – una missione di compassione” che ha riportato a casa almeno 4.500 americani con un ponte aereo mai visto.

“Ed ora – ha detto Biden nel suo discorso alla nazione – c’è un mondo nuovo e dobbiamo difendere gli Usa da nuove minacce. Non avevamo bisogno di continuare una guerra di terra”. La lotta al terrorismo è tra le priorità ma non in Afghanistan per il presidente Usa che, proprio in merito all’ultimo attacco subito a Kabul che ha fatto registrare un ulteriore perdita di 13 marines ha detto: “Gli Stati Uniti non dimenticheranno, non perdoneranno, vi inseguiremo fino agli inferi e pagherete il vostro prezzo”.

Nonostante il democratico sia stato al centro delle critiche – in particolare da parte dei repubblicani, per la gestione dell’evacuazione che ha portato in salvo circa 120mila persone ma lasciato indietro oltre 100 americani – ha affermato di assumersi “la responsabilità per tutte le decisioni prese. Non volevo continuare questa guerra per sempre”.

Dunque di fronte all’avanzata dei talebani “mi sono rifiutato di aprire un altro decennio di guerra e ho mantenuto il mio impegno con gli americani di finire questa guerra, una cosa che sarebbe dovuta avvenire già molto tempo fa”, ha aggiunto.

L’ultimo aereo Usa è partito da Kabul un minuto prima della mezzanotte di lunedì. Il Pentagono ha pubblicato l’immagine dell’ultimo soldato che ha lasciato il suolo afghano dopo vent’anni di conflitto, destinata a diventare un simbolo della ritirata di Washington.

C’è però una questione in sospeso: gli americani rimasti in Afghanistan. Biden ha fatto sapere di aver chiesto al segretario di Stato Antony Blinken di coordinarsi con i partner internazionali per garantire un passaggio sicuro agli americani rimasti nel Paese e a chi vuole partire nei prossimi giorni. Blinken ha riferito che il numero di americani ancora in Afghanistan è “probabilmente vicino a 100”, e ha promesso che il Dipartimento di Stato continuerà a lavorare per farli uscire.

Intanto i talebani hanno celebrato per le strade dell’aeroporto di Kabul quella che hanno definito come la “sconfitta degli Usa”. “Il mondo avrebbe dovuto imparare la lezione e questo è il momento piacevole della vittoria”, ha detto il portavoce Zabihullah Mujahid. “Gli americani se ne sono andati”, gli ha fatto eco Mohammad Islam, una guardia talebana all’aeroporto della provincia di Logar con in mano un fucile Kalashnikov, “ora il nostro Paese è libero”. “È chiaro cosa vogliamo. Vogliamo la sharia la pace e la stabilità”, ha aggiunto.

Dopo aver umiliato l’esercito più potente del mondo, i talebani ora si trovano a dover affrontare la sfida di governare una nazione, di 38 milioni di persone, che fa affidamento sugli aiuti internazionali e di imporre la sharia a una popolazione che è molto più istruita e cosmopolita di quanto non fosse negli anni ’90 quando il gruppo governava il Paese. I mujaheddin dovranno inoltre far fronte alla crisi economica, ulteriormente peggiorata con la loro avanzata nel Paese. I dipendenti pubblici non vengono pagati da mesi e la moneta locale si sta svalutando. La maggior parte delle riserve estere è attualmente congelata.

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